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PROGRAMMA DELLE POLITICHE

PER L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NEL

COMUNE DI ROMA

Consigliera per il Continente Europa

On. Tetyana Kuzyk

PROGRAMMA DELLE POLITICHE
PER L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NEL COMUNE DI ROMA


POLITICHE COMUNICATIVE

Le dinamiche dell’immigrazione in questi ultimi anni hanno posto in essere delle nuove esigenze sia da parte degli immigrati stessi che da parte del contesto cittadino. Si tratta di una trasformazione della società che sta avvenendo, la vediamo quotidianamente e necessita di essere compresa. Ci troviamo di fronte ad una immigrazione le cui comunità hanno una loro organizzazione e dinamica, che vuole essere informata, che è pronta a dare il proprio contributo culturale e sociale nella città in cui vive ed in cui molti si sono radicati e hanno abbandonato il progetto di ritorno nella propria Patria.
Nonostante ciò le opportunità di conoscenza, scambio e contatto sono scarse e a vecchi stereotipi se ne aggiungono di nuovi. A mio avviso gli attuali processi di integrazione degli immigrati richiedono azioni e supporti qualificati da parte dell’Amministrazione, indirizzate sia all’immigrato che al cittadino romano, proprio per realizzare un vissuto cittadino collettivo in cui immigrati e romani possano convivere in modo armonioso e solidale.
Vi sono nella città realtà culturali ancora poco conosciute che solo moltiplicando le occasioni di partecipazione dei cittadini e facilitando l’espressione delle specificità culturali potranno consolidare una cultura della convivenza frutto di un vissuto relazionale e sociale civile e pacifico.
In questa prospettiva il nodo centrale che non è stato mai affrontato adeguatamente è proprio quello della comunicazione. La comunicazione è un veicolo fondamentale nei processi di integrazione dei cittadini stranieri. Essa, se ben orientata, contribuisce a facilitare la convivenza, la reciproca conoscenza, la partecipazione, favorisce le possibilità ed opportunità di fruizione dei servizi, stabilendo così una relazione più efficace tra migranti e istituzioni. Essa se organizzata e veicolata in modo corretto e attraverso strumenti idonei favorisce l’integrazione di una persona straniera in modo più adeguato al contesto di accoglienza e nello stesso tempo aiuta il cittadino romani ad avere un approccio e un contatto fondato sulla conoscenza degli stranieri e non su stereotipi e pregiudizi. La lettura realistica della città e dei suoi bisogni crea collante tra i cittadini, li porta ad una partecipazione più attiva alla vita sociale e politica.
In una città come Roma, a livelli e in contesti diversi, si agisce e ci si riferisce ai cittadini come se tutti fossero romani/ italiani. Dagli ospedali agli uffici pubblici delle diverse amministrazioni, a meno che non siano strutture dedicate agli stranieri, è raro che vi siano indicazioni in più lingue. Eppure la comunicazione soprattutto nei procedimenti amministrativi è importantissima, perché per gli stranieri si traduce in informazioni che hanno una diretta ricaduta sui propri diritti e doveri e spesso anche sulla permanenza in Italia.
Ad oggi una organica politica di comunicazione dall’Amministrazione comunale non è stata mai affrontata. Eppure Roma da anni è un polo di attrazione molto forte per gli immigrati, vi risiedono circa 400.000 immigrati, con provenienze e comunità assai diverse. Però quello che emerge con chiarezza e che gli immigrati è come se fossero in una città a parte. Sono gli immigrati che vanno verso le istituzioni, per necessità, per impegno o altro, ma l’istituzione per comunicare con gli stranieri si affida molto ai mass media, alle comunità e al mondo dell’associazionismo, non ha creato strumenti di comunicazione mirati per far crescere l’informazione, anche semplicemente quella civica basilare, tramite brochures e volantinaggio con distribuzione nei punti di ritrovo delle comunità straniere.
La comunità straniera peraltro deve essere attenta agli aggiornamenti continui circa le normative sull’immigrazione e, soprattutto in questo momento di crisi gli immigrati in quanto soggetti più fragili, meno tutelati, devono essere informati su ciò che accade e se vi sono alternative ed opportunità.
Si potrebbe pensare a POLI DI INFORMAZIONE a livello territoriali, dove si possano conoscere bandi e programmi territoriali, nonchè per sapere tempestivamente tutto ciò che è inerente le normative per gli stranieri. Infatti l’informazione risulta fondamentale per l’applicazione delle leggi in momenti precisi, poiché ciò faciliterebbe la conoscenza corretta degli iter burocratici, di diritti e doveri ed eviterebbe il dispendio inutile di tempo che ha una ricaduta diretta non solo nei rapporti di lavoro, ma sulla tranquillità degli immigrati e dei romani datori di lavoro.
In breve quello su cui non si riflette è che si deve parlare di Pari Opportunità sul versante della comunicazione istituzionale. Gli immigrati contribuiscono all’economia della città con le loro imprese, hanno la responsabilità di accudire famiglie con bambini, anziani e disabili, e dunque devono essere informati perché condividono come ogni cittadino le vicende della nostra città.
Proponiamo azioni che l’Amministrazione Comunale può mettere in atto con il coinvolgimento diretto della popolazione immigrata in grado di innescare un percorso virtuoso per progredire nel tempo. Si tratta di azioni qualificate integrate tra loro, compatibili e coerenti con la realtà esistente cittadina e delle comunità e con una buona certezza del risultato da conseguire.
In sintesi:
 Per la Comunicazione occorre :
• Creare un MODELLO POSITIV, dove l’immagine dell’immigrato sia rispondente alla vera realtà e non al pregiudizio. La stampa nazionale si occupa dell’immigrato solo per fatti negativi di cronaca.
• Creare un modello romano di comunicazione che sia da esempio a tutta la nazione. Il MODELLO POSITIV si può praticare per esempio inserendo nei giornali locali, soprattutto quelli gratuiti, uno spazio comunale dedicato agli immigrati, dove compaiano le news, gli eventi, le iniziative dell’immigrazione romana. (Esperienze che in passato sono state fatte con 17 testate etniche di Stranieri in Italia).
• Avere uno spazio sul sito del Comune dove vengano pubblicate non solo le iniziative del Gruppo Consiliare Aggiunto, e specificati il ruolo e la figura del Consigliere Aggiunto, ma tutto ciò che riguarda le altre figure istituzionali per l’immigrazione ossia la Consulta degli Immigrati e il futuro Delegato.


MULTICULTURA/INTERCULTURA.

Roma Capitale è anche Roma internazionale e Roma multiculturale. Storicamente è stata crocevia di diverse culture, di relazioni internazionali, di sedi di rappresentanze diplomatiche di tutto il mondo. Sedi diplomatiche che oggi con l’immigrazione hanno un ruolo e una partecipazione più attiva ai destini dei loro connazionali.
Oggi l’immigrazione, questa nuova ricchezza della città, è ormai una realtà che è ben visibile nei vari tessuti della società romana. In ogni caso essendo Roma una città Multiculturale è soggetta a piccole e grandi trasformazioni di carattere strutturale e culturale che fanno assumere, soprattutto in alcuni quartieri della città, un aspetto che testimonia la sintesi e i segni di usi, costumi e abitudini propri di altre culture. Il modo personale, particolare con cui ogni persona vive è il portato della sua cultura ma con l’incontro con altri modi di vivere, con altre regole del vivere sociale si modifica. Si creano forme e sintesi nuove e questo è un FATTO con cui come tale bisogna impostare una relazione costruttiva. Ma questa relazione i cittadini romani con le culture altre già ce l’hanno, ciò lo si vede dalla loro partecipazione alle iniziative che noi Consiglieri Aggiunti promuoviamo. Spesso si vede che i romani non solo sono preparati a misurarsi con altre culture, ma loro stessi si fanno promotori di iniziative, basti pensare alla partecipazione delle scuole e non solo alle manifestazioni di carattere folcloristico, ma a quelle che riguardano la storia, la cultura di altri Paesi. Possiamo affermare che l’intercultura come processo di cambiamento è già presente nella nostra città, ma necessita di essere valorizzato dall’Amministrazione con attività armoniose di coesistenza culturale e che valorizzino la diversità di lingue, fede, usanze, tradizioni, ricche di contenuto sociale, di conoscenza, di emozioni e sentimenti, che oltre ad accrescere la conoscenza, avvicinano le persone e contribuiscono alla civile e pacifica convivenza.

“SPAZI/LUOGHI DELLE CULTURE”

Perché la città sia al passo con le sue trasformazioni ed esigenze interculturali è emersa, ormai da tempo, l’esigenza da parte della comunità straniera di avere degli spazi/luoghi a disposizione.
“Spazi/Luoghi” fruibili da romani, immigrati, recuperando e valorizzando luoghi, spazi e strutture della città già esistenti.
Tra tutte le comunità di immigrati è ricorrente il problema di non avere strutture a disposizione come luoghi di incontro e di scambio culturali, ove rafforzare relazioni e intraprenderne di nuove, ove poter svolgere una serie di attività culturali anche solo per il fine settimana
L’utilizzo degli spazi della città, sia che si tratti di immobili che di spazi aperti quali giardini e/o piazze va visto nell’ottica di una fruizione degli stessi in modo costruttivo, ossia che si aggiunga un valore e un senso.
Si ha l’esigenza di poter fruire di strutture dislocate nel territorio e aperte a tutti i cittadini. Come già precedente detto, il bisogno di conoscere “l’altro” con cultura e radici diverse è molto presente in molti cittadini romani, ma è presente soprattutto nelle comunità straniere che in presenza delle seconde generazioni bambini e giovani sente l’esigenza di tramandare lingua e cultura dei Paesi di provenienza, attraverso laboratori linguistici, artistici e artigianali. Per organizzare manifestazioni etniche, premiazioni di talenti stranieri o di origine straniera, incontri tra le comunità stesse che vivono a Roma, incontri e scambi con gruppi o delegazioni di altre città o Paesi comunitari per confrontarsi su specifiche tematiche migratorie.
Le strutture che potrebbero rispondere a tali esigenze sono le quelle scolastiche e altre sale comunali che nel fine settimana non sono utilizzate.

Conclusione
La Pace e la civile convivenza in una società interculturale si costruiscono, i pregiudizi crollano se c’è un buon incontro con il diverso e spero che ciò si possa costruire proprio dall’interno dell’Amministrazione. Un esempio può essere quello di formare e informazione gli impiegati degli sportelli in generale e in particolare di quelli che si occupano di matrimoni e residenza, dove molti immigrati si rivolgono.
Sono fiduciosa che in un prossimo futuro Roma possa essere da esempio per i Comuni italiani introducendo per prima nel suo organico personale straniero, che in base alla nuova legge sul riconoscimento del titolo di studi conseguito nel Paese di origine, può partecipare ai concorsi pubblici.

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On. Tetyana Kuzyk
L’importanza dell’informazione per le donne immigrate

Le dinamiche dell’immigrazione in questi ultimi anni hanno determinato nuove esigenze sia da parte degli immigrati che del contesto cittadino/nazionale.
Si tratta di una trasformazione della società che sta avvenendo, la vediamo quotidianamente e necessita di essere compresa.
Ci troviamo di fronte ad una immigrazione le cui comunità hanno una loro organizzazione e dinamica, dove spesso l’informazione stenta a diffondersi. Ciò arreca un danno a coloro che hanno abbandonato il progetto di ritorno nella propria Patria e soprattutto a molte donne immigrate che vivono non in linea con i diritti e doveri previste dallo Stato italiano.
Ciò alimenta vecchi stereotipi e pregiudizi e anzi se ne aggiungono di nuovi.
In questa prospettiva il nodo centrale che non è stato mai affrontato adeguatamente è proprio quello della comunicazione. La comunicazione è un veicolo fondamentale nei processi di integrazione sociale.
Essa, se ben orientata, organizzata e veicolata in modo corretto e attraverso strumenti idonei contribuisce a facilitare la convivenza, la reciproca conoscenza, la partecipazione. Inoltre, favorisce le possibilità ed opportunità di fruizione dei servizi, degli iter burocratici, stabilendo così una relazione più efficace tra migranti e istituzioni, permettere percorso di conoscenza dei diritti e i doveri e delle regole sociali su cui si basa la società di accoglienza ed, infine, eviterebbe il dispendio inutile di tempo, che ha una ricaduta diretta non solo nei rapporti di lavoro, ma sulla tranquillità dell’immigrata e dei datori di lavoro.
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L’informazione, però, soprattutto a livello locale funziona poco.
Spesso è difficoltoso venire a conoscenza di bandi, progetti e programmi territoriali, nonché sapere tempestivamente tutto ciò che è inerente le normative per gli stranieri. Spesso è vasta, si sovrappone è induce in confusione, ma l’elemento che maggiormente crea l’inefficacia dell’attuale modo di fare informazione è che è costruita dal punto di vista degli autoctoni e non risponde alla realtà, alle esigenze dell’immigrata ed in più non segue canali di diffusione che possano raggiungerla più facilmente.

In breve quello su cui non si riflette è che si deve parlare di Pari Opportunità sul versante della comunicazione istituzionale e non.
Le immigrate contribuiscono all’economia della società italiana, hanno la responsabilità di accudire famiglie con bambini, anziani e disabili, sono impegnate in diversi ambiti: politica, imprenditoria, dialogo interculturale, mediazione interculturale, arte, cultura e tradizione, elementi che hanno un ruolo fondamentale nel facilitare i processi di integrazione e una civile e pacifica convivenza.
Perché l’informazione? Solo per fare qualche esempio: molte donne potrebbero denunciare le violenze e le vessazioni che subiscono in ambiente di lavoro (vedi la condizione di molte colf e badanti) e che invece vivono in perfetta solitudine. Molte solitudini ( si pensi alle donne che lasciano in Patria figli piccoli e alle mutilazioni genitali) e problemi di varia natura potrebbero essere risolte se conoscessero le modalità per accedere ai servizi se fossero informate sulle tante iniziative e progetti che periodicamente vengono promosse dalle diverse realtà pubbliche e private.
Ma se il mondo dell’immigrazione al femminile detta nuovi bisogni e pone sul terreno nuove problematiche, al contempo realizza attività armoniose di coesistenza culturale che valorizzano le diversità di lingue, fedi, usanze, tradizioni, ricche di contenuto sociale, di conoscenza, di emozioni e sentimenti, che oltre ad accrescere la conoscenza, avvicinano le persone.
Il loro impegno non è dato, dunque, solo dalla loro azione positiva sociale e di porsi come agenti di mediazione e di integrazione, ma di essere delle osservatrici attente dei cambiamenti globali della società, dei nuovi bisogni sociali e ognuna dal suo punto di vista riesce ad esprimere quelle molteplici risorse, abilità, sensibilità e visioni del mondo che sono all’interno del mondo dell’immigrazione. Ma quello che emerge dal mondo femminile dell’immigrazione è l’esigenza di una maggiore conoscenza reciproca per sentirsi a pieno titolo appartenenti alla società in cui vivono.

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L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NEL COMUNE DI ROMA
Mosca 19 ottobre 2010

Inizio il mio intervento, ringraziando gli organizzatori di questo prestigioso XXX° Seminario Internazionale di studi storici e in particolare ringrazio il prof. Pierangelo Catalano dell’Università di Roma “La Sapienza” per avermi invitata anche ai precedenti due seminari tenuti a Roma e ad Istanbul.
La mia partecipazione al seminario “Imperi e Migrazioni. Leggi e Continuità. Da Roma a Costantinopoli a Mosca” è dovuta al fatto che sono una testimonianza del processo migratorio di una di queste tre grandi città cosmopolite – Roma - per cui descriverò brevemente la situazione odierna della migrazione romana.
Come tutti sanno l’Italia negli ultimi 40 anni ha avuto un grande cambiamento nella struttura della sua popolazione e soprattutto è passata da polo di emigrazione a polo di immigrazione.
Le dinamiche dell’immigrazione in questi ultimi anni hanno posto in essere delle nuove esigenze sia da parte degli immigrati che da parte del contesto cittadino. Si tratta di una trasformazione della società che vediamo quotidianamente e necessita di essere compresa per mettere in atto delle politiche inclusive. Ci troviamo di fronte ad una immigrazione le cui comunità hanno una loro organizzazione e dinamica; una immigrazione che vuole essere informata e che è matura per partecipare a tutti i livelli, che chiede servizi e opportunità, che contribuisce sul piano culturale, sociale ed economico della città in cui in cui molti gli immigrati si sono radicati e hanno abbandonato il progetto di ritorno nel proprio Paese di provenienza.
Roma da anni è un polo di attrazione molto forte per gli immigrati, vi risiedono circa 400.000 immigrati, con provenienze e comunità assai diverse.
Roma Capitale è anche Roma internazionale e Roma multiculturale. Storicamente è stata crocevia di diverse culture, di relazioni internazionali, di sedi di rappresentanze diplomatiche di tutto il mondo.
Oggi l’immigrazione, questa nuova ricchezza del Mondo, è ormai una realtà che è ben visibile nei vari tessuti della società. In ogni caso essendo Roma una città Multiculturale è soggetta trasformazioni di carattere strutturale e culturale.
Possiamo affermare che il processo interculturale come processo di cambiamento è già presente nelle nostra città, ma necessita di essere valorizzata e rafforzata dalle Amministrazioni attraverso attività armoniose di coesistenza culturale e che vengano considerate delle preziose risorse la diversità di lingue, di fedi, di usanze, di tradizioni, ricche di contenuto sociale, di conoscenza, di emozioni e sentimenti, che oltre ad

accrescere la conoscenza, avvicinano le persone e contribuiscono alla civile e pacifica convivenza.

Il Consiglio Comunale di Roma per favorire la partecipazione democratica dei cittadini stranieri ha istituito tre organismi di rappresentanza: i Consiglieri Aggiunti, la Consulta Cittadina per l’immigrazione e la Delega per l’integrazione delle comunità degli immigrati
presenti a Roma.
I Consiglieri e parte dei rappresentanti della Consulta per l’immigrazione sono eletti a suffragio universale dai cittadini di nazionalità straniera non comunitaria residenti a Roma o domiciliati nella città per ragioni di studio o di lavoro. Mentre la Delega per l’Integrazione è attribuita ai Consiglieri Aggiunti direttamente dal Sindaco di Roma.
Gli stranieri che vivono a Roma provengono da molti Paesi (si stima una provenienza da oltre 190 Paesi e si parlano oltre 80 lingue) in quantità ovviamente anche molto differenti a seconda delle zone di origine. Pertanto il Consiglio Comunale, al fine di garantire la dinamica democratica della rappresentanza, ha provveduto ad assicurare, almeno al proprio interno, la presenza certa di un rappresentante per ogni continente, per cui i suoi quattro Consiglieri Aggiunti devono essere originari rispettivamente dell'America, dell'Africa, dell'Europa e dell'Asia. Mentre è la prima volta che la Delega per l’integrazione degli immigrati venga attribuita ad un Consigliere Aggiunto, cioè ad un immigrato.
Dalla mia esperienza di Delegata del Sindaco per l’Integrazione delle comunità degli immigrati presenti a Roma, appena conclusa, ho realizzato un modello positivo di multiculturalità, che proponendo un’'immagine realistica della condizione dell'immigrato, che non si basi su stereotipie e pregiudizi, perché come ha detto il Sindaco di Roma On. Gianni Alemanno, proprio in funzione del grande cambiamento che si determinerà con l’istituzione di Roma Capitale, “Gli organi che rappresentano gli immigrati con l’istituzione dei Roma Capitale devono essere rafforzati e forniti di risorse economiche per realizzare direttamente le politiche di integrazione”. In questo periodo si è riflettuto molto sulla nuova dimensione che assumerà Roma Capitale poiché come ente autonomo potrà ridisegnare una città da un punto di vista politico, istituzionale, amministrativo e territoriale più a misura dei suoi cittadini.
In conclusione, lo scopo dell'intera operazione, in attesa del sempre più auspicato diritto di voto almeno a livello locale, è dichiaratamente quello di fare in modo che tutti coloro che vivono a Roma si sentano e siano percepiti come parte integrante della comunità cittadina. La Pace e la civile convivenza in una società interculturale si costruiscono, i pregiudizi crollano se c’è un buon incontro con il diverso e spero che ciò si possa costruire proprio grazie ad eventi come questo.
On. Tetyana Kuzyk


L’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI NEL COMUNE DI ROMA


Inizio il mio intervento, ringraziando prima di tutto gli organizzatori di questo prestigioso
seminario internazionale di studi storici e in particolare ringrazio il prof. Pierangelo Catalano dell’Università di Roma “La Sapienza”per avermi invitata.

La mia partecipazione al seminario “Imperi e Migrazioni. Leggi e Continuità. Da Roma a Costantinopoli a Mosca” è dovuta al fatto che sono una testimonianza del processo migratorio di una di queste tre grandi città cosmopolite – Roma - per cui descriverò brevemente la situazione odierna della migrazione romana.

Come tutti sanno l’Italia negli ultimi 30 anni ha avuto un grande cambiamento nella struttura della sua popolazione, e soprattutto è passata da polo di emigrazione a polo di immigrazione.
Le dinamiche dell’immigrazione in questi ultimi anni hanno posto in essere delle nuove esigenze sia da parte degli immigrati che da parte del contesto cittadino. Si tratta di una trasformazione della società che vediamo quotidianamente e necessita di essere compresa. Ci troviamo di fronte ad una immigrazione le cui comunità hanno una loro organizzazione e dinamica, che vuole essere informata, che è pronta a dare il proprio contributo culturale e sociale nella città in cui vive ed in cui molti si sono radicati e hanno abbandonato il progetto di ritorno nella propria Patria.
Roma da anni è un polo di attrazione molto forte per gli immigrati, vi risiedono circa 400.000 immigrati, con provenienze e comunità assai diverse.
Roma Capitale è anche Roma internazionale e Roma multiculturale. Storicamente è stata crocevia di diverse culture, di relazioni internazionali, di sedi di rappresentanze diplomatiche di tutto il mondo.
Oggi l’immigrazione, questa nuova ricchezza del Mondo, è ormai una realtà che è ben visibile nei vari tessuti della società. In ogni caso essendo Roma una città Multiculturale è soggetta a piccole e grandi trasformazioni di carattere strutturale e culturale.
Possiamo affermare che l’intercultura come processo di cambiamento è già presente nelle nostre città, ma necessita di essere valorizzata dalle Amministrazioni con attività armoniose di coesistenza culturale e che vengano considerate delle preziose risorse la diversità di lingue, fedi, usanze, tradizioni, ricche di contenuto sociale, di conoscenza, di emozioni e sentimenti, che oltre ad accrescere la conoscenza, avvicinano le persone e contribuiscono alla civile e pacifica convivenza.

Il Consiglio Comunale di Roma per favorire la partecipazione democratica dei cittadini stranieri ha istituito tre organismi di rappresentanza: i Consiglieri Aggiunti, la Consulta Cittadina per l’immigrazione e la Delega per l’integrazione delle comunità degli immigrati
presenti a Roma.
I Consiglieri e parte dei rappresentanti della Consulta per l’immigrazione sono eletti a suffragio universale dai cittadini di nazionalità straniera non comunitaria residenti a Roma o domiciliati nella città per ragioni di studio o di lavoro. Mentre la Delega per l’Integrazione è attribuita ai Consiglieri Aggiunti.
Gli stranieri che vivono a Roma provengono da molti Paesi (si stima una provenienza da oltre 190 Paesi e si parlano oltre 80 lingue) in quantità ovviamente anche molto differenti a seconda delle zone di origine. Pertanto il Consiglio Comunale, al fine di garantire la dinamica democratica della rappresentanza, ha provveduto ad assicurare, almeno al proprio interno, la presenza certa di un rappresentante per ogni continente, per cui i suoi quattro Consiglieri Aggiunti devono essere originari rispettivamente dell'America, dell'Africa, dell'Europa dell'Est e dell'Asia. Mentre è la prima volta che la Delega per l’integrazione degli immigrati venga attribuita ad un Consigliere Aggiunto, cioè ad un immigrato. Questa funzione in questo momento la sta svolgendo la sottoscritta.
Come Delegata del Sindaco per l’Integrazione delle comunità degli immigrati presenti a Roma vorrei realizzare un modello positivo di multiculturalità, che proponga un’'immagine realistica della condizione dell'immigrato, che non si basi su stereotipie e pregiudizi, perché come ha detto il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno “Il compito è quello di creare un ponte non filtrato tra il mondo dell’immigrazione regolare e la realtà dell’immigrazione. Un ponte che deve permetterci di far passare attraverso un attento vaglio le scelte dell’amministrazione, che sono scelte che si muovono su tanti rivoli diversi”.
In conclusione, lo scopo dell'intera operazione, in attesa del sempre più auspicato diritto di voto almeno a livello locale, è dichiaratamente quello di fare in modo che tutti coloro che vivono a Roma si sentano e siano percepiti come parte integrante della comunità cittadina.
La Pace e la civile convivenza in una società interculturale si costruiscono, i pregiudizi crollano se c’è un buon incontro con il diverso e spero che ciò si possa costruire proprio grazie ad eventi come questo.

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GRUPPO CONSILIARE AGGIUNTO
Consigliera Aggiunta per il Continente Europa

Intervento

Progetto di prevenzione delle malattie infettive e prospettive di integrazione degli immigrati extracomunitari nel Comune di Roma

“Salute delle donne immigrate: l’importanza della prevenzione”

Inizio il mio intervento ringraziando gli organizzatori, in particolare il Prof. Fernando Aiuti – Presidente della Commissione Consiliare Speciale Politiche Sanitarie – per avermi dato la possibilità di parlare della condizione delle donne immigrate che vivono a Roma.

Roma nella dinamica migratoria del nostro Paese è stata ed è da sempre una meta da raggiungere per molti immigrati. La nostra città, che ormai si avvale del patrimonio umano, lavorativo, economico, demografico degli immigrati e di cui non può farne a meno, ha lasciato molto alla iniziativa di organismi impegnati nell’immigrazione, ma non si è dotata di un piano organico “dedicato alla prevenzione” per favorire una vita meno complicata agli stranieri che vivono in questa città.
In particolare, come tutti sanno un aspetto rilevante dell’immigrazione romana è che quella femminile è superiore a quella maschile. Dai dati del Comune di Roma – Ufficio Statistica - risultano iscritte al 31.12.2009 – 169.133 donne - di cui 23.176 minori – su un totale di 320.409. Alcune comunità di immigrati come quella ucraina sono per l’80% rappresentate da donne.
Le donne immigrate hanno un ruolo rilevante nella società. Esse hanno la responsabilità di accudire famiglie con bambini, anziani e disabili e sono impegnate in diversi ambiti: politica, imprenditoria, dialogo interculturale, mediazione interculturale, arte, cultura e tradizione, elementi che hanno un ruolo fondamentale nel facilitare i processi di integrazione e una civile e pacifica convivenza. Le donne immigrate che vivono nella nostra città, provengono da diverse parti del mondo e sono portatrici di differenti visioni del mondo, di sensibilità e di condizione. Sono donne lavoratrici, mamme, mogli e mamme e mogli a distanza. Il loro impegno non è dato solo dalla loro azione positiva sociale e di porsi come agenti di mediazione e di integrazione, ma di essere delle osservatrici attente ai cambiamenti della società e ai nuovi bisogni sociali.
Infatti dal complesso mondo femminile dell’immigrazione emerge che ciò che manca è una comunicazione mirata, che riesca ad informare in modo efficace, che riesca ad orientare correttamente le cittadine immigrate sui servizi in cui possono accedere, con quali modalità e senza dispendio di tempo. Da questo punto di vista sono carenti le informazioni su:
i Consultori familiari, dove sono ubicati e quali servizi prestano;
come funzionano le strutture sanitarie e su come possono fruire dei relativi servizi;
i Centri di accoglienza, sui Centri diurni per minori del Comune di Roma o sulle strutture del privato sociale che sono disseminate sul territorio che operano a favore delle donne e delle famiglie.
La rete delle strutture sanitarie dove sono attivi gli ambulatori dedicati agli stranieri senza permesso di soggiorno (Stranieri Temporaneamente Presenti – STP).
In quella che viene chiamata la “seconda immigrazione” la presenza rilevante delle donne dell’est Europa non comunitaria, che sono impiegate per la maggior parte come colf e badanti, sta facendo emergere nuove problematiche. Alcune sono causate dalla fragilità della loro condizione altre scaturiscono soprattutto dalla mancanza di punti di riferimento e di informazioni corrette. Alcuni esempi:
donne, a volte molto giovani, che sono venute con l’illusione di dare una svolta positiva alla loro vita, si sono coinvolte in relazioni con partner italiani, hanno messo al mondo figli che non sono riconosciuti dal padre. Spesso si tratta dei loro datori di lavoro che risultano come tali e non come il padre del proprio figlio. E’ frequente che queste donne vengono a trovarsi sole, senza risorse per vivere e allevare i propri bambini e senza alloggio;
donne, che si trovano in posizione irregolare per la perdita di lavoro come colf o badanti, non si rivolgono alle strutture sanitarie per il timore ingenerato dalla legge n. 94 (15 luglio 2009) recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” ha provocato una diffusa riduzione degli accessi alle strutture sanitarie, soprattutto quelle pubbliche, da parte delle immigrate clandestine o irregolari.
In questa prospettiva il nodo centrale che non è stato mai affrontato adeguatamente è proprio quello della comunicazione. La comunicazione è un veicolo fondamentale nei processi di integrazione sociale e dunque per rimuovere anche tante situazioni che creano un forte disagio sociale. Essa, se ben orientata, organizzata e veicolata in modo corretto e attraverso strumenti idonei contribuisce a facilitare la convivenza, la reciproca conoscenza, la partecipazione. Inoltre, favorisce le possibilità ed opportunità di fruizione dei servizi, di conoscere gli iter burocratici, stabilendo così una relazione più efficace tra migranti e istituzioni. Essa permette un percorso di conoscenza dei diritti e i doveri e delle regole sociali su cui si basa la società di accoglienza ed, infine, evita il dispendio inutile di tempo, che ha una ricaduta diretta non solo nei rapporti di lavoro, ma sulla tranquillità dell’immigrata e dei datori di lavoro.
Perché l’informazione? Solo per fare qualche esempio: molte donne potrebbero denunciare le violenze e le vessazioni che subiscono in ambiente di lavoro (vedi la condizione di molte colf e badanti) e che invece vivono in perfetta solitudine. Molte solitudini ( si pensi alle donne che lasciano in Patria figli piccoli e alle mutilazioni genitali) e problemi di varia natura potrebbero essere risolti se conoscessero le modalità per accedere ai servizi e se fossero informate sulle tante iniziative e progetti che periodicamente vengono promosse dalle diverse realtà pubbliche e private.
L’informazione, però, soprattutto a livello locale funziona poco.
Spesso è difficoltoso venire a conoscenza di bandi, progetti e programmi territoriali, nonché sapere tempestivamente tutto ciò che è inerente le normative per gli stranieri. Spesso è vasta, si sovrappone è induce in confusione, ma l’elemento che maggiormente crea l’inefficacia dell’attuale modo di fare informazione è che è costruita dal punto di vista degli autoctoni e non risponde alla realtà, alle esigenze dell’immigrata ed in più non segue canali di diffusione che possano raggiungerla più facilmente.
Per le politiche di prevenzione si dovrebbe:
istituire un Tavolo di lavoro per studiare forme diversificate e più efficaci di prevenzione;
portare, nei luoghi di aggregazione delle immigrate o dedicare delle giornate alla prevenzione, presidi sanitari itineranti (le ambulanze attrezzate), di cui si può rendere promotrice la Commissione Consiliare Speciale Politiche Sanitarie.
valorizzare le associazioni impegnate sul territorio;
introdurre i mediatori culturali nei servizi.

Tetyana Kuzyk


Roma, 26 ottobre 2010

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Gruppo Assembleare Aggiunto
Consigliera Aggiunta dell’Assemblea Capitolina
per il Continente Europa


On. Tetyana Kuzyk
Intervento VII° Rapporto
Osservatorio Romano sulle Migrazioni
16 dicembre 2010

Ringrazio gli organizzatori del Convegno per avermi offerto la possibilità di dare il mio contributo nell’ambito della presentazione del VII° Rapporto dell’Osservatorio Romano sulle Migrazioni. Questo prestigioso studio è diventato indispensabile per tutti coloro che sono interessati ad avere una visione attenta e realistica dei cambiamenti che intervengono nella società italiana dovuti alle dinamiche migratorie.

Con questo intervento intendo sottolineare che tra le diverse trasformazioni intervenute nella società italiana in seguito all’immigrazione troviamo anche quella che riguarda il nucleo fondamentale della società cioè della “famiglia”.
In una società multiculturale è consequenziale che si possano stabilire relazioni affettive tra autoctoni e stranieri e/o tra stranieri, dunque relazioni tra persone con culture diverse. Infatti, ormai non solo casi eccezionale i matrimoni tra italiani e stranieri o tra stranieri anche di provenienze diverse; i primi vengono chiamati matrimoni misti mentre i secondi (tra stranieri) sono i matrimoni misti misti. Per esempio nel 2008 nella città di Roma il 23,5% dei matrimoni celebrati è rappresentato da coppie miste di cui il 13,5% è tra un italiano/a e una/o straniera/o, mentre il 10,00% è tra due stranieri ( matrimoni misti-misti) (Fonte : anagrafe di Roma Capitale ). Allargando lo sguardo su tutto il territorio nazionale nel 2007 sul totale dei matrimoni celebrati sono stati celebrati 250.360 matrimoni misti pari al 13,8 del totale di cui il 9,4% matrimoni misti con un italiano e 4,4% tra stranieri matrimoni misti-misti (Fonte: ISTAT aprile 2009).
Questa nuova realtà è comunque poco conosciuta, ma dagli studi che abbiamo a disposizione risulta che nella coppia mista con lui italiano le donne provengono dai paesi dell’est per il 60% dei casi, seguono poi coppie con mogli brasiliane e marocchine.

Quando il marito è straniero esso proviene nel 40% dei casi dal Marocco, Tunisia ed Egitto; nel 36% è europeo, nel 17% è sudamericano, e solo nel 4,7% è asiatico. I matrimoni misti tra un italiano e una straniera sono 17.663 in netta prevalenza rispetto a quelli tra una italiana e uno straniero – 5.897.
Questi matrimoni spesso si rivelano degli ottimi laboratori interculturali, ma possono rivelarsi conflittuali soprattutto quando nascono i figli e dunque scegliere i metodi educative e la religione da far seguire loro.
I figli dei nuclei misti o misti-misti sono sollecitati da due o tre modelli culturali con cui quotidianamente vengono a contatto. Questa loro realtà può rivelarsi una ricchezza se nel processo evolutivo i figli sono aiutati (e non estraniati) a fare delle sintesi costruttive per formarsi una identità ben integrata. A tale proposito sono molto importanti le scuole trans-culturali e i laboratori per gli adolescenti.
L’integrazione dunque non riguarda solo gli immigrati e loro figli nati in Italia, ma anche i figli di cittadini italiani coniugati con uno straniero.

Sempre riguardo alla “famiglia” l’altra tematica che mi preme affrontare è quello delle famiglie italiane che hanno in casa personale straniero, colf e badanti. Personale a cui sono affidati bambini, anziani, disabili e la cura della propria casa, che si occupa dell’andamento e conduzione delle famiglie e che spesso assume un ruolo centrale che permette la tenuta delle famiglie stesse.
In breve colf e badanti entrano nelle dinamiche e relazioni delle famiglie, entrano nella loro intimità, ne danno un supporto e beneficio che trasforma gli equilibri pre-esistenti della famiglia.
Dunque la famiglia, nelle sue diverse conformazioni, è la prima istituzione sociale che beneficia dell’immigrazione, quasi totalmente femminile. Il prezioso lavoro di cura rivolto a famiglie con bambini, a disabili, a malati e ad anziani offre e crea benessere nella famiglia e nello specifico nella persona o situazione di cui si deve prendere cura.
Ma a questo punto sorgono spontanee 3 considerazioni:

Se ci avete sposato, se ci affidate i bambini, i genitori anziani, i disabili, la cura della vostra casa, vuol dire che oltre che ad esprimere un bisogno, viene espresso un sentimento di fiducia per affidarsi, di vicinanza e non di estraneità. Essere stranieri non significa essere estranei.

Invece l’altra considerazione riguarda proprio le colf e badanti, della cui condizione lavorativa, sociale, relazionale e psicologica si continua a non esplorare anche se iniziano ad emergere segnali che chiaramente ci fanno comprendere di prendersi cura di loro. In breve chi bada le badanti?

L’ultima considerazione riguarda proprio la cittadinanza. E’, infatti, del 1992 (legge n.91 del 5 febbraio 1992) la normativa sulla cittadinanza che ha sostituito un testo che era in vigore da circa ottanta anni . Le resistenze ad una modifica della legge sulla cittadinanza dimostra che la società italiana dinamica al suo interno, che accoglie, fa entrare gli stranieri nella sua intimità, continua ad avere una legge sulla cittadinanza non adeguata alla odierna realtà, fatta per un Paese di emigrati e non di immigrati.

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On. Tetyana Kuzyk
Cittadinanza e rappresentanza delle/dei migranti
8 settembre 2010
Casa Internazionale delle Donne

Ringrazio gli organizzatori del Convegno per aver chiesto il mio contributo per ricordare una giornata così importante per la storia italiana e con l’occasione porgo un saluto a tutti i presenti.

Le dinamiche dell’immigrazione in Italia in questi ultimi anni hanno determinato una trasformazione strutturale della società che hanno inciso sotto il profilo economico, culturale e dell’intercultura, delle relazioni internazionali, della gestione del territorio e soprattutto sociale facendo emergere un nuovo panorama con nuove esigenze sia da parte degli immigrati che del contesto cittadino/nazionale.
Molti immigrati si sono integrati, stabilizzati, hanno formato famiglie, i loro figli studiano, si laureano o lavorano, in breve hanno abbandonato il progetto di ritorno nel loro Paese di provenienza.
Se nel 1975 l'Italia era un popolo di emigrati; oggi noi immigrati siamo ben oltre quattro milioni (nel 2009 - 4.279.000 stranieri pari al 7,1% della popolazione italiana ) siamo una parte della società, siamo cittadini attivi e presenti sul territorio e chiediamo maggiori provvedimenti di inclusione, ossia una cittadinanza estesa a tutti coloro che vivono, lavorano, mandano a scuola i figli e pagano le tasse. Ma veniamo trattati e considerati come una società a parte, ignorati come soggetti titolari di diritti e visti come emergenza, sbarchi, lotta alla clandestinità e sicurezza. Siamo cittadini, che pur conservando le nostre radici culturali, abbiamo sviluppato il senso di appartenenza a questo Paese e chiediamo il diritto di essere riconosciuti come cittadini titolari di diritti e doveri pieni, un diritto che in pochissimi riescono a raggiungere a causa di una legislazione restrittiva ed inadeguata.
E’, infatti, del 1992 (legge n.91 del 5 febbraio 1992) la normativa sulla cittadinanza che ha sostituito un testo che era in vigore da circa ottanta anni . E’ una legge fatta per un Paese di emigrati e non di immigrati.

Questa normativa nasce nel 1992 già vecchia, del tutto inadeguata ad interpretare la domanda di integrazione ma anche di appartenenza alla società italiana che già allora gli stranieri presenti nel nostro Paese esprimevano.
Tutto l’impianto della legge è basato sull’acquisizione della cittadinanza attraverso lo “ ius sanguinis “, quindi per discendenza dal padre o dalla madre cittadini italiani.
Questo principio ( ius sanguinis) non è integrato e bilanciato alla situazione odierna e andrebbe sostituito con il criterio dello "ius soli", cioè l’acquisizione della cittadinanza fondata sulla nascita nel territorio nazionale, che trova espressione all'art 4 della legge, in cui si precisa però' che lo straniero, nato in Italia, può' acquisire la cittadinanza a condizione che " vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età " .
Da questa disposizione emerge che il minore figlio di genitore straniero nato in Italia può acquisire la cittadinanza solo al compimento del 18 anno di età, se ne fa richiesta prima del compimento del 19° anno di età, quindi si tratta di una facoltà di cui si può fruire nei 12 mesi successivi alla maggiore età, sempre a condizione che chi fa la richiesta di cittadinanza, già al momento della nascita fosse regolarmente residente in Italia e vi sia poi rimasto senza interruzioni per tutta la minore età. Ma come si rivela nella maggior parte dei casi questa facoltà non va sempre a buon fine (se per esempio un minore ha passato l’estate –per esempio per l’interruzione scolastica circa 3 mesi- con i nonni nel Paese dei genitori ciò è considerata interruzione).
Questa situazione crea una grande discriminazione soprattutto per la seconda generazione di figli di immigrati che pur facendo o avendo fatto lo stesso percorso formativo e sociale dei coetanei italiani non ha pari opportunità. Ci troviamo di fronte a cittadini che pur perfettamente integrati e che si sentono italiani trovano precluse le strade perché non in possesso della cittadinanza pur essendo nati in Italia o venuti da piccolissimi.
Questa è una questione molto sentita da tutte le comunità immigrate perché ha una ricaduta diretta sulle scelte e sui progetti di vita delle persone.
.
Oltre alla cittadinanza un altro diritto che noi cittadini extracomunitari rivendichiamo riguarda il diritto di voto amministrativo. E’ un diritto che accomuna tutti, che avvicina il cittadino alle Istituzioni, che attraverso esso ne determina l’azione, un diritto da difendere e soprattutto da promuovere il più possibile. La democrazia partecipata ti fa sentire protagonista e cittadino a tutti gli effetti.
Come si sa in Parlamento negli anni sono state depositate varie proposte di legge sul diritto di voto amministrativo per gli extracomunitari.

Esistono, però, molti limiti per l’introduzione di questo diritto sia di natura politica sia e soprattutto costituzionale.
La Costituzione quando si riferisce ai cittadini, lo fa utilizzando il termine in senso tecnico e restrittivo oppure lo impiega come sinonimo di “persona”. Quel che è certo, però, è che la condizione giuridica dello straniero non è concepita, nella Costituzione, come identica a quella dei cittadini italiani. Ciò è chiarito dall’articolo 10, comma 2, nel quale si prevede che «la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali».
In conclusione si può concepire il voto agli stranieri, solo per le elezioni locali nelle quali è in gioco la costruzione della rappresentanza per Enti che non sono titolari della potere legislativo ossia Province e Comuni.
L’Unione Europea, che con un atto del Consiglio d’Europa del 1992 denominato “Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica locale” ha proposto un’attiva presenza degli stranieri nella società.
La “Convenzione” è stata ratificata dal Parlamento italiano solo nei capitoli A e B ( con legge n° 203 del 8 marzo 1994) ed ha garantito ai cittadini stranieri la possibilità di godere del diritto alla libertà di espressione, comprendente la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni, il diritto alla libertà di riunirsi pacificamente e alla libertà di associazione. Però non è stato recepito il capitolo C della Convenzione, che prevede il diritto di voto alle elezioni amministrative dopo cinque anni di permanenza regolare.
Altri Paesi hanno già provveduto alla ratifica integrale ed infatti in Danimarca gli immigrati votano per le elezioni comunali e provinciali e in Germania gli extracomunitari votano dopo 5 anni di residenza .
Purtroppo gli avvicendamenti politici a livello locale e nazionale hanno sempre interrotto i percorsi legislativi in atto, ma nonostante ciò in molti comuni italiani c’è la presenza dei Consiglieri Aggiunti o di Consulte per gli immigrati in rappresentanza delle comunità locali.
Noi Consiglieri Aggiunti del Comunale di Roma nella nostra attiva partecipazione al Consiglio Comunale sentiamo il limite del nostro ruolo. Possiamo presentare mozioni, interrogazioni, ordini del giorno, prendere la parola, fare proposte come tutti i consiglieri, però quando un provvedimento viene presentato in Consiglio per l’approvazione noi non abbiamo il diritto di voto. Ciò naturalmente influisce sulla realizzazione delle nostre proposte e del nostro programma. Per cui noi Consiglieri Aggiunti del Comune di Roma siamo consapevoli e fortemente convinti che la partecipazione alla vita politica e amministrativa possa avere il suo peso e offrire il suo pieno

contributo se gli immigrati legalmente residenti in Italia possano esprimere la propria opinione tramite il voto amministrativo.
Concludo dicendo che attualmente il nostro impegno è rivolto alla legge 42/2009, che prevede l’istituzione dell’Ente territoriale autonomo denominato “Roma capitale”.
Abbiamo già partecipato ai lavori della Commissione Speciale per le Riforme Istituzionali per Roma Capitale del Comune sul primo decreto legislativo attuativo di Roma Capitale, abbiamo proposto delle modifiche al testo per far prevedere che nello Statuto di Roma Capitale vengano contemplati strumenti di partecipazione dei cittadini e il nostro lavoro istituzionale proseguirà con molta attenzione in sede di formulazione dello Statuto per far in modo che chiaramente vengano individuate le forme di rappresentanza degli stranieri più adeguate al contesto odierno.

Termino il mio breve intervento rinnovando i saluti e augurando un buon proseguimento.

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GRUPPO CONSILIARE AGGIUNTO
Consigliera Aggiunta per il Continente Europa
On. Tetyana Kuzyk

CITTADINI IMMIGRATI VERSO ROMA CAPITALE

“IL RUOLO DELLA DONNA IMMIGRATA IN ROMA CAPITALE”

Cosa si aspettano le donne immigrate dall’istituzione di Roma capitale?
A questa domanda se ne aggiungono molte altre.

La nostra società, che ormai si avvale delle risorse, del patrimonio umano, lavorativo, economico, demografico degli immigrati e di cui non può farne a meno, ha lasciato molto alla buona volontà di tutti, ma non si è costruito un piano organico “dedicato” per favorire una vita meno complicata agli stranieri che vivono in questa città. Eppure noi abbiamo facilitato tanto questa società.
Come tutti sanno l’Italia negli ultimi 40 anni ha avuto un grande cambiamento è passata da Paese di emigrazione a Paese di immigrazione. In questo processo Roma è stata ed è un polo di attrazione molto forte per gli immigrati; oggi vi risiedono circa 400.000 immigrati, con provenienze e comunità assai diverse, con diversi livelli di inserimento ed integrazione nella vita sociale, economica e culturale della città. Ma l’aspetto che caratterizza l’immigrazione romana è che il numero delle donne immigrate supera quello degli immigrati uomini, anzi le donne sono state per alcune comunità le pioniere delle catene migratorie sia nella prima immigrazione (comunità capoverdiana) che nella seconda (comunità ucraina di cui le donne sono oltre l’80%).
Con l’istituzione di Roma Capitale alla luce del cambiamento politico, istituzionale, organizzativo e territoriale dell’intero assetto della città, che scaturirà dal nuovo ordinamento è necessario comprendere, nella definizione del nuovo “sistema Roma Capitale”, la specificità dell’immigrazione di genere ed individuare gli strumenti di partecipazione e confronto con le

istituzioni politiche e sociali. Si tratta di un momento storico, molto importante per Roma perché ha l’opportunità di auto-trasformarsi, di indossare un abito più moderno, proiettato verso il futuro, in grado di saper leggere le realtà dinamiche e innovative che sono nel suo tessuto sociale, di saper interpretare il vissuto internazionale che apporta l’immigrazione nel campo culturale, artistico, sociale ed economico che viene espresso nel vivere quotidiano. Le donne immigrate che vivono nella nostra città, provengono da diverse parti del mondo e sono portatrici di differenti visioni del mondo, di sensibilità e di condizione. Sono donne lavoratrici, mamme, mogli e mamme e mogli a distanza che fortemente credono in una pacifica e civile convivenza.
Impegnate in diversi ambiti: politica, dialogo interculturale, mediazione interculturale, imprenditoria, arte, cultura e tradizione, danno il loro contributo alla società e molte di esse hanno la responsabilità di accudire famiglie con bambini, anziani e disabili come colf e badanti. Il loro impegno non è dato solo dalla loro azione positiva sociale e di porsi come agenti di mediazione e di integrazione, ma di essere delle osservatrici attente ai cambiamenti della società e ai nuovi bisogni sociali. Pertanto con le nuove regole che determinerà l’istituzione di Roma Capitale ciò che ci auguriamo è l’innovazione sostanziale di molti servizi, nonché dei tempi ed orari della città più a misura dei cittadini e facilitanti il benessere collettivo.
Il volto di Roma Capitale che noi donne immigrate immaginiamo nella riorganizzazione della struttura globale della città e per cui siamo disposte a contribuire per la sua realizzazione è quello di:
 una città inclusiva, attrezzata di una rete di servizi rivolta a tutti i cittadini romani ma che in particolare risponda e sia adeguata alle esigenze delle donne immigrate lavoratrici, soprattutto per ciò che concerne i propri figli e la formazione professionale.
A tal proposito espongo alcune idee che si possono realizzare senza enormi impegni finanziari.
-La creazione di “Baby Parking” (vista la carenza degli asili nido) e di “Centri didattici transculturali” (le Scuole di Sabato): si tratta di spazi organizzati ed attrezzati per offrire opportunità ludiche, didattiche e di socializzazione ai bambini italiani e stranieri, assicurando nel contempo soluzioni diversificate alle famiglie.
-La creazione di una rete territoriale di Scuole Estive Interculturali

che funzionino immediatamente dopo la fine dell’anno scolastico e negli stessi orari della scuola.
-L’utilizzo delle strutture scolastiche e di altre strutture comunali e non nel fine settimana e in orari compatibili con le attività didattiche per fruirne come “luoghi di aggregazione polifunzionali” ove attivare e/o sviluppare servizi e laboratori: sportelli informativi e di consulenza, gruppi di “self help” e di “peer counselling” per le seconde generazioni; strutture accessibili alle associazioni e spazio di riunificazione delle famiglie che per lavoro vivono in abitazioni diverse.
-Sempre pensando a strutture esistenti, per migliorare la comunicazione e l’informazione nella cittadinanza circa l’immigrazione si potrebbero istituire le “Case dei Continenti” e/o i “Poli di Informazione”. La comunicazione è un veicolo fondamentale nei processi di integrazione sociale; essa favorisce le possibilità ed opportunità di fruizione dei servizi, dei corretti iter burocratici e di conoscerne la tempistica, stabilendo così una relazione più efficace tra migranti e istituzioni. Permette, inoltre, un percorso di conoscenza e consapevolezza dei propri diritti e doveri come è il caso di molte donne che potrebbero denunciare gli abusi, le violenze e le vessazioni che subiscono in ambiente di lavoro (vedi la condizione di molte colf e badanti) e che invece vivono in perfetta solitudine. L’informazione permette di conoscere le regole sociali su cui si basa la società di accoglienza ed infine, evita il dispendio di tempo, che ha una ricaduta diretta non solo nei rapporti di lavoro, ma sulla tranquillità degli immigrati e dei loro datori di lavoro.
Molte solitudini e problemi di varia natura potrebbero essere risolti se le donne conoscessero le modalità per accedere ai servizi e se fossero informate sulle tante iniziative e progetti che periodicamente vengono promosse dalle diverse realtà pubbliche e private.
-Per conoscere, monitorare i cambiamenti che avvengono all’interno del mondo femminile dell’immigrazione, è necessario comunque un “Osservatorio” sulle condizioni emergenti. Un esempio è quello delle tante colf e badanti che dopo aver svolto una professione di aiuto, da anziane si trovano nella condizione di aver bisogno di aiuto, per esempio di una casa o di risorse per vivere.

In conclusione, l’istituzione di Roma Capitale deve prevedere nella sua riorganizzazione politico/istituzionale un Assessorato alle Culture con il rispettivo Dipartimento Interculturale per mettere in atto politiche sull’immigrazione, che è una parte integrante della comunità cittadina, e che preveda un vero e reale Piano di incontro, scambio e conoscenza tra i vari attori della città.

Caritas diocesana,
Camera di Commercio di Roma e Provincia di Roma

invitano
alla presentazione del volume


Osservatorio Romano sulle Migrazioni
Settimo Rapporto
Edizioni Idos, Roma dicembre 2010

Roma, giovedì 16 dicembre 2010, ore 16.00
Sala Carte Geografiche, Via Napoli, 36 (P.za Repubblica)

Uno studio, curato da autori italiani e immigrati,
con dati aggiornati e indagini su:
- la Provincia di Roma e i suoi Comuni
- Roma e i suoi Municipi
- l’economia e l’imprenditoria nell’area romana

Saluto introduttivo
Mons. Enrico Feroci, direttore Caritas diocesana di Roma

I dati della ricerca
Ginevra Demaio, Capo redattore, “Osservatorio Romano sulle Migrazioni”

Il punto di vista dei Consiglieri aggiunti del Comune di Roma
Madisson Godoy (America Latina), Tatyana Kuzyk (Europa),
Victor Emeka Okeadu (Africa), Romulo Salvador (Asia)

Interventi istituzionali
Lorenzo Tagliavanti, Vice Presidente Camera di Commercio di Roma
Claudio Cecchini, Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Roma

Coordinamento dei lavori
Franco Pittau, Referente scientifico “Osservatorio Romano sulle Migrazioni”

Il rapporto sarà distribuito ai partecipanti.
Per i giornalisti sarà predisposta una scheda di sintesi


Per informazioni:
Redazione Osservatorio Romano sulle Migrazioni
Caritas di Roma (A. Colaiacomo): 06.69886417 - 335.1817131 – Centro Studi Idos: 06.66514

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Gruppo Consiliare Aggiunto

DOCUMENTO
CONVEGNO
BABY GANG A ROMA?
Fenomeno mascherato o indifferenza generazionale?
23 aprile 2010
L’idea di organizzare un Convegno su questa tematica nasce dalla costatazione che nella nostra società negli ultimi tempi, con maggiore frequenza si verificano episodi aggressivi e violenti i cui protagonisti sono giovani/adolescenti italiani e figli di immigrati.
Anche Roma è stata teatro di questi fatti, per cui è indispensabile prendere atto che bisogna centrare l’attenzione su concetti, pratiche e politiche che riguardano l’integrazione sociale, l’intercultura, la prevenzione del disagio giovanile nelle sue diverse espressioni, in breve su tutto ciò che riguarda le politiche per i giovani.
Intorno al fenomeno delle baby gang e a quello del bullismo dobbiamo soffermarci, analizzarli e comprenderne le dimensioni quantitative e qualitative, le cause e le conseguenze sia sociali che individuali ed infine individuare e promuovere, insieme con coloro che hanno gli strumenti politici, tecnici ed operativi, le strategie che possano prevenire e/o limitare la diffusione del fenomeno. Trattandosi di fenomeni trasversali riguarda immigrati e autoctoni.
Noi Consiglieri Aggiunti consideriamo che la tematica, per la sua ricaduta sulla cittadinanza, va trattata senza stereotipi di appartenenza etnica, sociale ed economica.
Il fenomeno delle baby gang è un sintomo sociale che chiama tutti ad assumerci la responsabilità di conoscere le dimensioni del fenomeno.
Al convegno sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni, professionisti che da anni operano e svolgono ricerche nel settore e rappresentanti di associazioni impegnati direttamente nel territorio.
Dai loro contributi sono emersi degli aspetti conoscitivi del fenomeno che possono essere delle indicazioni concrete per sviluppare dei progetti mirati alla prevenzione del fenomeno.
Partendo dalla considerazione che i relatori, ognuno dal suo punto di osservazione, hanno concordato sulla fatto che

• a Roma non sono presenti organizzazioni strutturate di baby gang, i dati sulle baby gang sono gestibili, quello che c’è dietro è poco gestibile e cioè l’informazione che veicola valori e concetti. Si può parlare di associazioni occasionali, il fenomeno non è strettamente correlato alle condizioni economiche, sociali, culturali, geografiche, ma è trasversale e tocca sia italiani che immigrati ed inoltre riguarda sia famiglie con basso livello di problematicità, famiglie normo-funzionali, sia famiglie con alto livello di problematicità.
• Si formano i gruppi per avere un senso di appartenenza per condivisione di interessi, di comportamenti (gruppi misti), per etnia.

• Gli adulti cosa fanno per la qualità dei tanti presidi che riguardano i ragazzi, i giovani. Il problema è molto complesso poiché occorre ricreare l’identità dei giovani.
• Le cause del fenomeno
• La solitudine, l’emarginazione, la frustrazione per le aspettative deluse, sono gli aspetti che accomunano i giovani che fanno parte delle baby gang, ma in effetti non ne sappiamo la dimensione.
• Dal bullismo ( insieme di comportamenti antisociali) si passa alla formazione di gruppi di giovani che provengono in parte da fasce sociali benestanti e che in minima parte coinvolgono gli immigrati. In molti quartieri della città (Parioli, Tor Bella Monaca, Testaccio, Tiburtina) accadono accoltellamenti e altri episodi di violenza urbana. Il bullismo per esprimersi ha bisogno di una dimensione gruppale. Le gesta del bullo hanno valore solo c’è un gruppo, la spettacolarizzazione. Le relazioni dei ragazzi avvengono in contesti strutturati, quindi dove c’è chi li vede.
• C’è un problema di identità, che è un problema di ricerca comune di identità sia collettiva che individuale, cioè costruire un’identità positiva dei giovani.
• dell’informazione senza filtri che veicola valori e concetti, introiettata dai ragazzi.

A tal proposito è stato sottolineato che:
• La solitudine di oggi è diversa da quella del passato. I bambini stanno davanti alla televisione, al computer, senza che i genitori si pongano come filtro. I giovani fanno le cose senza sapere il perché. Dunque occorre centrare l’attenzione sui canali di formazione e di informazione, non si possono considerare solo la famiglia e la scuola, ma dobbiamo parlare anche dei programmi televisivi per i ragazzi.
- Per fare prevenzione bisogna partire dai genitori perché sono i primi educatori e proseguire con la scuola con i progetti alla genitorialità.
- Un ruolo importante va dato all’informazione dei mass media, senza filtri, che assorbono i ragazzi.
- la mancanza di comunicazione e/o di comunicazione poco orientata, organizzata e mirata,
- la scarsa circolazione delle informazioni, di progetti e di iniziative
- la carenza di luoghi di aggregazione diversificati
- in ambito scolastico, la scarsità di progetti extracurriculari e di sportelli di ascolto dove possano rivolgersi genitori e studenti
- I luoghi di incontro del fine settimana, senza controlli, dove viene fatto uso di alcoolici e di sostanze stupefacenti che causano incidenti
- La dispersione scolastica è un indicatore di rischio.
- Quando si arriva a mettere in atto misure di repressione vuol dire che è fallita la filiera delle precedenti azioni di prevenzione.
-

Alcuni strumenti
• Occorre condurre ricercazioni per conoscere il fenomeno, nonché effettuare ricerche etno -antropologiche e un’attenta mappatura dei Municipi per individuare le aree più a rischio.
• Occorre costruire dei presidi validi, dove siano inclusi gli aspetti presenti nel contesto; ossia progettare gli spazi urbani idonei a rispondere alle esigenze degli attori che spesso configgono.
• creare una Rete di tutti i presidi sociali, educativi, culturali incluse le Ambasciate e il volontariato
• informazione
• progetto di osservazione progetti e iniziative mirate, che abbiano come veicolo fondamentale il rispetto delle regole. E’ importante mettere insieme le buone prassi che ognuno ha accumulato e frutto di progetti realizzati che hanno dato i loro buoni risultati.
• Per la dispersione scolastica la scuola è l’agenzia in cui si possono intercettare i comportamenti a rischio e dove è possibile intraprendere un recupero dei comportamenti e valori positivi, (ciò riguarda sia giovani stranieri che italiani), attuare percorsi interculturali e di mediazione sociale e culturale, quest’ultima per capire i codici esplicativi delle altre culture.
• La famiglia, come pilastro della società, va sostenuta alla genitorialità per incidere sui ragazzi.
• creare dei luoghi di aggregazione, luoghi diversificati: sportivi, sociali ecc.
• L’ Associazionismo è un elemento fondamentale perché a livello territoriale può attivarsi in più ambiti: culturale, sociale, ludico-sportivo, religioso, ecc. che possono svolgere un ruolo attivo di prevenzione.
• Per affrontare il problema della devianza giovanile dei ragazzi di origine straniera dobbiamo attivare iniziative coinvolgendo le Ambasciate.
• I ragazzi immigrati devono poter contare su: una scuola che includa e genitori che sappiano gestire il loro ruolo genitoriale e la loro importanza.


• La rete Rete Per comprendere il fenomeno la Polizia si è messa in rete con le Ambasciate

• mancanza di comunicazione e comunicazione poco orientata, organizzata e mirata. Per arginare il fenomeno bisogna conoscerlo e informare
• scarsa circolazione delle informazioni, di progetti e di iniziative.
• creare una rete di tutti i presidi sociali, educativi e culturali per impedire che diventi un fatto di polizia.
• intervenire e condurre ricercazioni
• adolescenti e giovani soffrono di solitudine. La solitudine, l’emarginazione, la frustrazione per le aspettative deluse, sono gli aspetti che accomunano i giovani che fanno parte delle baby gang.
• scarsità di mediazione sociale e culturale per capire i codici esplicativi delle altre culture.
• carenza di luoghi di aggregazione
• progetti per il doposcuola e momenti di incontro
• sportelli di ascolto dove possano rivolgersi genitori e studenti
• mappatura dei Municipi, per capire le aree più a rischio e quali strumenti di prevenzione e di sostegno sociale da potenziare e/o introdurne di nuovi.
• Il problema è molto complesso. bisogna creare l’identità dei giovani
• I luoghi di incontro del fine settimana, gruppi spontanei uso di alcoolici e di sostanze stupefacenti e gruppi spontanei riforniscono questa vita.
• dal bullismo ( insieme di comportamenti antisociali) si passa alla formazione di gruppi di giovani che provengono in parte da fasce sociali benestanti e che in minima parte coinvolgono gli immigrati
• il percorso scolastico: vediamo dopo le scuole medie su 100 studenti italiani 94 proseguono gli studi, mentre su 100 studenti stranieri ( a seconda delle comunità e del municipio) proseguono gli studi solo 10 ragazzi, gli altri 90 vogliono lavorare.
• le culture locali e le sottoculture, con elementi etno – antropologici, con grande velocità arrivano e vengono assorbite
conoscenza, si parla di aspettative deluse dei giovani, ma in effetti non ne sappiamo la dimensione. per conoscere bisogna fare una ricerca etno antropologica.
• C’è un problema di identità, che è un problema di ricerca comune di identità sia collettiva che individuale.
• Gli adulti cosa fanno per la qualità dei tanti presidi che riguardano i ragazzi, i giovani: Occorre costruire dei presidi validi, dove siano inclusi gli aspetti presenti nel contesto; ossia progettare gli spazi urbani idonei a tali esigenze. In tale situazione tanti attori configgono.
• progetto di osservazione, osservatorio sui giovani romani
• I ragazzi immigrati devono poter contare su: una scuola che includa ( i bambini non hanno scelto di venire qui) e genitori che sappiano gestire il loro ruolo genitoriale e la loro importanza.
• Il fenomeno non dipende dal fattore economico o dall’immigrazione In molti quartieri della città (Parioli, Tor Bella Monaca, Testaccio, Tiburtina) accadono accoltellamenti e altri episodi di violenza urbana
• cercare delle alternative, che non possono essere solo i luoghi di aggregazione, ma luoghi diversificati: sportivi, sociali ecc.
• è fondamentale mettere in rete tutte le realtà, tra cui anche il volontariato.
• Bisogna realizzare dei progetti che abbiano come veicolo fondamentale il rispetto delle regole.
• Nell’ambito dell’associazione si formano gruppi che sviluppano un loro linguaggio, ma alla base bisogna tenere un certo ordine e promuovere dei progetti per dare delle opportunità e far sviluppare i ragazzi.
• La dispersione scolastica è un indicatore di rischio. Abbiamo individuato che il bullismo per esprimersi ha bisogno di una dimensione gruppale, le gesta del bullo hanno valore solo c’è un gruppo.
• c’è un elemento nuovo che lo caratterizza il fenomeno (peraltro sempre esistito)ed è la spettacolarizzazione. Le relazioni tra i gruppi sociali cambiano, così come cambiano a seconda dei contesti.
• Le relazioni dei ragazzi avvengono in contesti strutturati, quindi dove c’è chi li vede.
• Lo studio sulla devianza minorile si poneva l’obiettivo di vedere come e se la famiglia del minore, autore del reato, potesse partecipare al processo di riabilitazione.
• Il fenomeno è trasversale e riguarda sia famiglie con basso livello di problematicità, famiglie normo-funzionali, sia famiglie con alto livello di problematicità
• Il reato si è osservato che 2 volte su 3 veniva commesso con altri, spesso si trattava di una dimensione gruppale.
• Spesso Non si può parlare di baby gang perché si tratta di giovani -adulti;
• Le politiche di intervento hanno bisogno di conoscenza e alla base occorre studiare le caratteristiche dei diversi gruppi e la loro provenienza. La famiglia come pilastro della società va sostenuta per sostenere i ragazzi.
• è importante mettere insieme le buone prassi che ognuno ha accumulato e frutto di progetti realizzati che hanno dato i loro buoni risultati.
• La solitudine di oggi è diversa da quella del passato. I bambini stanno davanti alla televisione, al computer, senza che i genitori si pongano come filtro. . I giovani fanno le cose senza sapere il perché.
• Bisogna costruire un’identità positiva dei giovani.


• Il bullo per essere tale non deve essere solo, ha bisogno del pubblico – il gruppo
• Per fare prevenzione bisogna partire dai genitori perché sono i primi educatori e proseguire con la scuola con i progetti alla genitorialità.
• Per la dispersione scolastica la scuola è l’agenzia in cui si possono intercettare i comportamenti a rischio.
• solitudine e dell’informazione senza filtri.
• i dati sulle baby gang sono gestibili, quello che c’è dietro è poco gestibile e cioè l’informazione, i valori, i concetti
• Dobbiamo centrare l’attenzione sui canali di formazione e di informazione. Non possiamo centrare l’attenzione solo sulla famiglia e la scuola, ma dobbiamo parlare anche dei programmi televisivi per i ragazzi.
• intraprendere un r recupero dei comportamenti e valori positivi, ciò riguarda sia giovani stranieri che italiani. Bisogna coinvolgere la scuola e predisporre e veicolare comportamenti positivi.
• Quando si arriva a mettere in atto misure di repressione vuol dire che è fallita la filiera delle azioni precedenti.
• Si formano i gruppi per avere un senso di appartenenza, gruppi etnici e gruppi misti italiani e stranieri.
• Per affrontare il problema della devianza giovanile dei ragazzi di origine straniera dobbiamo attivare iniziative coinvolgendo le Ambasciate.
• La scuola. Un altro pilastro centrale è la scuola soprattutto per quanto riguarda i percorsi interculturali e presenza della mediazione culturale e sociale.
• L’ Associazionismo è un elemento fondamentale perché a livello territoriale può attivarsi in più ambiti: culturale, sociale, ludico-sportivo, religioso, ecc. che possono svolgere un ruolo attivo di prevenzione.
• I matrimoni misti sono il terreno su cui bisogna mettere un’attenzione particolare, il loro incremento ci deve far riflettere anche sui percorsi identitari
• ci sono nuove dimensioni della realtà che vanno esplorate attentamente per conoscerle per poter mettere aggiustamenti idonei per promuovere una identità dei giovani positiva.
• L’intervento di Polizia si attua quando gli strumenti di prevenzione non sono stati efficaci.

Si suggerisce la costituzione di un tavolo tecnico per dare seguito .

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GRUPPO CONSILIARE AGGIUNTO
CONVEGNO
BABY GANG A ROMA?
Fenomeno mascherato o indifferenza generazionale?

Venerdì 23 aprile 2010
Ore 16,00 – 19,00
Sala Gonzaga – Via della Consolazione,4

Negli ultimi tempi con maggiore frequenza si sono verificati una serie di episodi, assurti alla cronaca, in cui i protagonisti erano giovani. Alcuni media hanno attribuito la responsabilità di questi fatti a baby gang composte da giovani italiani e stranieri.
Quanto c’e di vero in questa informazione?
E’ un fenomeno che riguarda solo le fasce sociali più deboli o si tratta di un fenomeno socialmente trasversale?
Quale tipo di politiche possono arginare tali fenomeni?
Come sensibilizzare la cittadinanza su questa problematica?

Ore 15,30 Registrazione partecipanti

Modera
On. Madisson Godoy Sánchez, Consigliere Aggiunto Continente America

Intervengono
On. Tatiana Kuzyk, Delegata del Sindaco per l’Integrazione delle comunità degli stranieri presenti a Roma
Dott. Vittorio Rizzi, Dirigente Squadra Mobile Questura di Roma
On. Giorgio Ciardi, Delegato del Sindaco alle Politiche della Sicurezza
On. Fabrizio Santori, Presidente Com. Speciale Politiche della Sicurezza Urbana
On. Giordano Tredicine, Presidente Commissione Politiche Sociali
On. Antonio Gazzellone, Presidente Commissione Scuola
On. Victor Emeka Okeadu, Consigliere Aggiunto Continente Africa
Dr. Giulio Russo, Presidente dell’Associazione Casa dei Diritti Sociali “Focus”
Dr. Claudio Cippitelli, Sociologo della Parsec – Cooperativa Sociale
Ing. Jaime Herrera, Presidente dell’Associazione “Integración Latina”
Dr.ssa Fabia Orlandi, IPRS, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali
Dott. Roberto Di Giuseppe, Psicologo e Psicoterapeuta

Conclude

On. Romulo Sabio Salvador, Presidente del Gruppo Consiliare Aggiunto

Saranno invitati giornalisti delle testate nazionali, locali ed internazionali.


LARGO L. LORIA, 3 - tel. 06.671072335, 06.671072337, 06.671072338, 06.671072339 - fax 06.671072465

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Gruppo Consiliare Aggiunto

COMUNICATO STAMPA

CONVEGNO
BABY GANG A ROMA? Fenomeno mascherato o indifferenza generazionale?

Il Gruppo Consiliare Aggiunto del Comune di Roma ha organizzato per venerdì 23 aprile p.v. il Convegno “BABY GANG A ROMA? Fenomeno mascherato o indifferenza generazionale?” che si terrà presso Sala Gonzaga – Via della Consolazione,4 – h.16,00 – 19,00
Interverranno rappresentanti delle istituzioni, professionisti che da anni operano e svolgono ricerche nel settore e rappresentanti di associazioni impegnati direttamente nel territorio.
L’idea di organizzare un Convegno su questa tematica nasce dalla costatazione che nella nostra società negli ultimi tempi, con maggiore frequenza si verificano episodi aggressivi e violenti i cui protagonisti sono giovani/adolescenti italiani e figli di immigrati.
Anche Roma è stata teatro di questi fatti, per cui è indispensabile prendere atto che bisogna centrare l’attenzione su concetti, pratiche e politiche che riguardano l’integrazione, l’intercultura, la prevenzione del disagio giovanile nelle sue diverse espressioni, in breve tutto ciò che riguarda le politiche per i giovani.
Intorno al fenomeno delle baby gang e a quello del bullismo dobbiamo soffermarci, analizzarli e comprenderne le dimensioni, le cause e le conseguenze sia sociali che individuali. Trattandosi di fenomeni trasversali riguarda immigrati e autoctoni.
Noi Consiglieri Aggiunti consideriamo che la tematica, per la sua ricaduta sulla cittadinanza va trattata senza stereotipi di appartenenza etnica, sociale ed economica.
Il fenomeno delle baby gang è un sintomo sociale che chiama tutti ad assumerci la responsabilità di conoscere le dimensioni quantitative e qualitative del fenomeno ed individuare e promuovere, insieme con coloro che hanno gli strumenti politici, tecnici ed operativi, le strategie che possano prevenire e/o limitare la diffusione del fenomeno.
La constatazione attuale che possiamo fare è che i protagonisti di tali vicende sono anche le vittime.

LARGO L. LORIA, 3 - tel. 06.671072335, 06.671072337, 06.671072338, 06.671072339 - fax 06.671072465

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COMUNICATO STAMPA


Il Gruppo Consiliare Aggiunto in occasione della Festa Internazionale della Donna, il 5 marzo p.v. ha organizzato un Convegno dal titolo “Parità di genere nelle società odierna per le donne immigrate” che si terrà, dalle ore 15.30 alle ore 19.30, presso la Sala Gonzaga in via della Consolazione, 4.
La Festa Internazionale della Donna rappresenta ormai un simbolo indelebile dell’emancipazione femminile ed anche un momento di riscatto per quelle donne meno fortunate in quanto costrette ad emigrare per migliorare la propria condizione di vita.
Nel Convegno si cercherà di portare a confronto le esperienze di Donne impegnate nella società che attraverso la propria azione testimoniano la tenacia e la forza del mondo femminile, ma anche la fatica e la difficoltà di far accettare le proprie idee e la propria presenza.
Saranno presenti anche Donne italiane impegnate in politica, nel sociale e nel mondo del lavoro ed inoltre verrà affrontato il tema della convivenza delle coppie miste fenomeno in espansione, che solo di recente ha cominciato ad essere studiato ed analizzato nei suoi contesti sociologici e psicologici.
Hanno dato conferma di partecipazione : l’On Tetyana Kuzyk, Delegata del Sindaco per l’integrazione delle comunità degli immigrati presenti a Roma, l’On. Laura Marsilio, Assessore alle Politiche Educative, Comune di Roma, l’On. Lavinia Mennuni, Delegata alle Pari Opportunità, Comune di Roma, l’On. Gemma Azuni, Commissione delle Elette, Comune di Roma, la Dr.ssa Pilar Saravia Sindacalista, Responsabile ufficio immigrazione U.I.L, la Dr.ssa Chiara Righetti, giornalista della Repubblica, Prof.ssa Gaia Peruzzi, Sociologa dei Progetti culturali e della Comunicazione, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Il Convegno sarà moderato dalla Dr.ssa Chato Basa fondatrice del Filipino Women’s Council e Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.

Il Gruppo Consiliare Aggiunto

Roma, 24 febbraio 2010

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5 MARZO 2010
Sala Gonzaga
Via della Consolazione,4

CONVEGNO

PARITÀ DI GENERE NELLA SOCIETA’ ODIERNA
PER LE DONNE IMMIGRATE

Ore 15,30 registrazione

Ore 16,00 Apertura Lavori e saluti istituzionali

On Tetyana Kuzyk, Delegata del Sindaco per l’integrazione delle comunità degli immigrati presenti a Roma
On. Laura Marsilio, Assessore alle Politiche Educative, Comune di Roma

 Moderatrice: Chato Basa, Fondatrice del Filipino Women’s Council
insignita dell’Alta Onoreficenza al merito della Repubblica italiana

 On. Gemma Azuni, Commissione delle Elette, Comune di Roma
Parità di genere nella società civile

 Prof.ssa Gaia Peruzzi, Sociologia dei Processi culturali e della Comunicazione, Università degli Studi di Roma “La Sapienza” “Coppie miste nuova realtà da esplorare”

 Dr.ssa Chiara Righetti, giornalista de La Repubblica
Presenza delle donne nei mass media

 Dr.ssa Pilar Saravia, Sindacalista, Responsabile ufficio immigrazione U.I.L, Disparità di trattamento economico tra uomo e donna nel mondo del lavoro

 On. Lavinia Mennuni, Delegata alle Pari Opportunità, Comune di Roma
Parità di genere in ambito politico

 Coppie Miste e Testimonianze dal mondo

Conclusioni:
On Romulo Salvador Sabio, Presidente del Gruppo Consiliare Aggiunto

I saluti tra i partecipanti saranno allietati da un buffet


L.go Lamberto Loria, 3 00147 Roma tel. 06.671072335, 06.671072338, 06.671072339 fax 06.671072465

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