Difensore civico

Con il mio breve intervento intendo porre in evidenza alcuni aspetti comuni sussistenti tra l’attività del mediatore, così come scolpita dal D.L.vo n. 28/2010, e l’attività del Difensore civico nella sua connotazione generale nell’ordinamento giuridico italiano.

Mi limiterò ad alcuni caratteri essenziali comuni ai due istituti: la terzietà, l’imparzialità, la riservatezza, l’accoglienza e l’empatia.
Il Difensore civico svolge la sua attività in piena libertà e indipendenza e non è sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico o funzionale. Il Difensore civico, pertanto, non è organo amministrativo, ma dell’Amministrazione, rispetto alla quale egli è terzo, così come lo è nei confronti del cittadino.
La terzietà e l’indipendenza del Difensore civico sono sottolineate e garantite dalla circostanza che egli è eletto dal Consiglio a scrutinio segreto, con la maggioranza qualificata di almeno i due terzi dei consiglieri assegnati; il che significa un necessario coinvolgimento delle forze di opposizione in maniera da assicurare la massima rappresentatività possibile del corpo elettorale e, dunque, della comunità di riferimento comunale, provinciale o regionale.
Il Difensore civico interviene nei confronti di atti, fatti e comportamenti che, a causa di abusi, disfunzioni, carenze o ritardi di uffici e servizi, violino o compromettano i diritti e gli interessi dei cittadini, degli stranieri o apolidi.
Anche la figura del mediatore è caratterizzata dalla terzietà; infatti, dal combinato disposto delle lettere a) e b) dell’art. 1 del D.L.vo n. 28/2010, il mediatore è un terzo imparziale che assiste due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia ovvero nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.
La sua terzietà è garantita dal fatto che il mediatore non è scelto direttamente dalle parti, ma dall’organismo cui le parti si sono rivolte.
L’essere terzo rispetto sia al cittadino, sia all’Amministrazione consente al Difensore civico di svolgere la propria attività in modo equo. L’imparzialità del Difensore civico è garantita dalla previsione normativa, contenuta negli statuti e nei relativi regolamenti degli enti di appartenenza, di cause di ineleggibilità (ad esempio l’essere dipendenti dell’ente comune, provincia o regione, degli enti e degli organismi da esso dipendenti, nonché dei soggetti che erogano servizi pubblici di interesse dell’ente) e di incompatibilità (l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro subordinato, commerciale e, comunque, l’esercizio di ogni altra attività in contrasto o anche potenzialmente confliggente con gli interessi dell’ente, compresa l’attività di amministratore).
Del pari, l’imparzialità del mediatore è garantita dalla legge, attraverso la previsione a carico del mediatore dell’obbligo di sottoscrivere, per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità secondo le formule previste dal regolamento dell’organismo cui egli appartiene. Al mediatore è fatto divieto di assumere diritti o obblighi connessi, direttamente o indirettamente, con gli affari trattati, fatta eccezione per quelli strettamente inerenti alla prestazione dell’opera o del servizio, nonché è fatto divieto di percepire compensi direttamente dalle parti.
L’attività del Difensore civico deve essere improntata alla massima disponibilità nei confronti del cittadino, nel senso dell’accoglienza, dell’ascolto attento e paziente, dell’empatia e della comprensione, in modo che il cittadino trovi nel Difensore civico non l’espressione di un apparato burocratico-amministrativo, ma una figura rassicurante ed ispiratrice di fiducia.
Anche il mediatore deve svolgere la propria attività con identiche modalità, dato che, per disposto normativo, egli si deve adoperare affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia. E l’esperienza dimostra che tale risultato può essere raggiunto solo con l’ascolto attento e paziente delle parti, mostrando empatia e comprensione per le problematiche rappresentate.
Sia il Difensore civico che il mediatore sono tenuti al massimo riserbo in ordine a quanto conosciuto e rappresentato in ragione del proprio ufficio (vedasi al riguardo l’art. 9 del D.L.vo n. 28/2010).
Trattasi di una riservatezza che va ben oltre il disposto dell’art. 326 c.p. poiché il rapporto tra il cittadino e il Difensore civico, nonché tra le parti e il mediatore trova, fondamentalmente, giustificazione nel rapporto fiduciario che si va necessariamente a stabilire.
Da quanto sopra, si evince, con chiarezza, l’analogia tra i due istituti, che ben potrebbero trovare momenti di complementarietà e integrazione se sinergicamente strutturati, soprattutto per quanto concerne la realtà e l’integrazione delle minoranze etniche e linguistiche insistenti in Italia, trovando una giusta collocazione di esercizio di mediazione non solo civile, ma anche culturale, nell’ambito dell’attività e dell’ufficio del Difensore civico.

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