Difensore civico

Con il mio breve intervento intendo porre in evidenza alcuni aspetti comuni sussistenti tra l’attività del mediatore, così come scolpita dal D.L.vo n. 28/2010, e l’attività del Difensore civico nella sua connotazione generale nell’ordinamento giuridico italiano.

Mi limiterò ad alcuni caratteri essenziali comuni ai due istituti: la terzietà, l’imparzialità, la riservatezza, l’accoglienza e l’empatia.
Il Difensore civico svolge la sua attività in piena libertà e indipendenza e non è sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico o funzionale. Il Difensore civico, pertanto, non è organo amministrativo, ma dell’Amministrazione, rispetto alla quale egli è terzo, così come lo è nei confronti del cittadino.
La terzietà e l’indipendenza del Difensore civico sono sottolineate e garantite dalla circostanza che egli è eletto dal Consiglio a scrutinio segreto, con la maggioranza qualificata di almeno i due terzi dei consiglieri assegnati; il che significa un necessario coinvolgimento delle forze di opposizione in maniera da assicurare la massima rappresentatività possibile del corpo elettorale e, dunque, della comunità di riferimento comunale, provinciale o regionale.
Il Difensore civico interviene nei confronti di atti, fatti e comportamenti che, a causa di abusi, disfunzioni, carenze o ritardi di uffici e servizi, violino o compromettano i diritti e gli interessi dei cittadini, degli stranieri o apolidi.
Anche la figura del mediatore è caratterizzata dalla terzietà; infatti, dal combinato disposto delle lettere a) e b) dell’art. 1 del D.L.vo n. 28/2010, il mediatore è un terzo imparziale che assiste due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia ovvero nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.
La sua terzietà è garantita dal fatto che il mediatore non è scelto direttamente dalle parti, ma dall’organismo cui le parti si sono rivolte.
L’essere terzo rispetto sia al cittadino, sia all’Amministrazione consente al Difensore civico di svolgere la propria attività in modo equo. L’imparzialità del Difensore civico è garantita dalla previsione normativa, contenuta negli statuti e nei relativi regolamenti degli enti di appartenenza, di cause di ineleggibilità (ad esempio l’essere dipendenti dell’ente comune, provincia o regione, degli enti e degli organismi da esso dipendenti, nonché dei soggetti che erogano servizi pubblici di interesse dell’ente) e di incompatibilità (l’esercizio di qualsiasi attività di lavoro subordinato, commerciale e, comunque, l’esercizio di ogni altra attività in contrasto o anche potenzialmente confliggente con gli interessi dell’ente, compresa l’attività di amministratore).
Del pari, l’imparzialità del mediatore è garantita dalla legge, attraverso la previsione a carico del mediatore dell’obbligo di sottoscrivere, per ciascun affare per il quale è designato, una dichiarazione di imparzialità secondo le formule previste dal regolamento dell’organismo cui egli appartiene. Al mediatore è fatto divieto di assumere diritti o obblighi connessi, direttamente o indirettamente, con gli affari trattati, fatta eccezione per quelli strettamente inerenti alla prestazione dell’opera o del servizio, nonché è fatto divieto di percepire compensi direttamente dalle parti.
L’attività del Difensore civico deve essere improntata alla massima disponibilità nei confronti del cittadino, nel senso dell’accoglienza, dell’ascolto attento e paziente, dell’empatia e della comprensione, in modo che il cittadino trovi nel Difensore civico non l’espressione di un apparato burocratico-amministrativo, ma una figura rassicurante ed ispiratrice di fiducia.
Anche il mediatore deve svolgere la propria attività con identiche modalità, dato che, per disposto normativo, egli si deve adoperare affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia. E l’esperienza dimostra che tale risultato può essere raggiunto solo con l’ascolto attento e paziente delle parti, mostrando empatia e comprensione per le problematiche rappresentate.
Sia il Difensore civico che il mediatore sono tenuti al massimo riserbo in ordine a quanto conosciuto e rappresentato in ragione del proprio ufficio (vedasi al riguardo l’art. 9 del D.L.vo n. 28/2010).
Trattasi di una riservatezza che va ben oltre il disposto dell’art. 326 c.p. poiché il rapporto tra il cittadino e il Difensore civico, nonché tra le parti e il mediatore trova, fondamentalmente, giustificazione nel rapporto fiduciario che si va necessariamente a stabilire.
Da quanto sopra, si evince, con chiarezza, l’analogia tra i due istituti, che ben potrebbero trovare momenti di complementarietà e integrazione se sinergicamente strutturati, soprattutto per quanto concerne la realtà e l’integrazione delle minoranze etniche e linguistiche insistenti in Italia, trovando una giusta collocazione di esercizio di mediazione non solo civile, ma anche culturale, nell’ambito dell’attività e dell’ufficio del Difensore civico.

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La 100ª Conferenza Internazionale del Lavoro adotta una norma internazionale che protegge milioni di lavoratori domestici di tutto il mondo


Oggi, 16 giugno, i rappresentanti dei governi, delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati presenti alla 100ª Conferenza annuale dell’ILO hanno preso una decisione storica, adottando un insieme di norme internazionali volte a migliorare le condizioni di lavoro di decine di milioni di lavoratori domestici in tutto il mondo.
Comunicato stampa | 16 giugno 2011
GINEVRA (ILO News) – Oggi, 16 giugno, i rappresentanti dei governi, delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei sindacati presenti alla 100ª Conferenza annuale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), hanno preso una decisione storica, adottando un insieme di norme internazionali volte a migliorare le condizioni di lavoro di decine di milioni di lavoratori domestici in tutto il mondo.

“Per la prima volta abbiamo applicato il sistema normativo dell’ILO all’economia informale e ciò rappresenta una svolta di enorme importanza,” ha dichiarato il Direttore Generale dell’ILO, Juan Somavia. “Abbiamo scritto la storia”.

I delegati alla Conferenza hanno adottato la Convenzione sulle lavoratrici e i lavoratori domestici, con 396 voti favorevoli, 16 contrari e 63 astensioni, mentre la Raccomandazione che l’accompagna ha ottenuto 434 voti favorevoli, 8 contrari e 42 astensioni. L’ILO è l’unica Organizzazione tripartita all’interno del sistema delle Nazioni Unite, e ognuno dei suoi 183 Stati membri è rappresentato da due delegati governativi, un delegato delle organizzazioni dei datori di lavoro e un delegato sindacale, che votano in maniera indipendente.

I due testi costituiranno la 189ª Convenzione e la 201ª Raccomandazione adottate dall’ILO dalla sua istituzione nel 1919. La Convenzione è un trattato internazionale vincolante per gli Stati membri che lo ratificano, mentre la Raccomandazione fornisce delle indicazioni dettagliate su come applicare la Convenzione.

Le nuove norme dell’ILO stabiliscono che i lavoratori domestici di tutto il mondo, che si prendono cura delle famiglie e delle loro abitazioni, sono titolari degli stessi diritti fondamentali nel lavoro riconosciuti agli altri lavoratori: orari di lavoro ragionevoli, riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive, un limite ai pagamenti in natura, informazioni chiare sui termini e le condizioni di impiego, nonché il rispetto dei principi e dei diritti fondamentali nel lavoro, fra cui la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva.

Secondo recenti stime dell’ILO, basate su indagini e/o censimenti nazionali realizzati in 117 paesi, i lavoratori domestici nel mondo sarebbero almeno 53 milioni, ma gli esperti affermano che la cifra potrebbe superare i 100 milioni se si considera il fatto che, spesso, questo tipo di lavoro è nascosto o non registrato. Nei paesi in via di sviluppo, i lavoratori domestici rappresentano tra il 4 e il 12 per cento dell’occupazione salariata. Circa l’83 per cento di questi lavoratori sono donne o ragazze e numerosi sono i lavoratori migranti.

La Convenzione definisce lavoro domestico quel lavoro svolto in o per una famiglia o più famiglie. I due nuovi strumenti normativi, nonostante coprano la totalità dei lavoratori domestici, prevedono delle misure speciali volte a proteggere i lavoratori che, a causa della giovane età, della nazionalità o delle condizioni di alloggio, possono essere esposti a rischi aggiuntivi rispetto ai loro pari.

Stando alle procedure dell’ILO, la nuova Convenzione entrerà in vigore dopo che due Paesi l’avranno ratificata.

“Aver messo i lavoratori domestici sotto la protezione dei nostri valori è un passo molto importante, per loro e per tutti i lavoratori che aspirano ad un lavoro dignitoso, ma ha anche importanti ripercussioni sulle migrazioni e sull’uguaglianza di genere”, ha precisato Somavia.

Nel testo introduttivo, la nuova Convenzione stabilisce che “il lavoro domestico continua ad essere sottovalutato e invisibile e che tale lavoro viene svolto principalmente da donne e ragazze, di cui molte sono migranti o appartengono alle comunità svantaggiate e sono particolarmente esposte alla discriminazione legata alle condizioni di impiego e di lavoro e alle altre violazioni dei diritti umani”.

Michelle Bachelet, Direttore Esecutivo dell’Agenzia ONU per le donne, nel corso del suo intervento di fronte alla Commissione della Conferenza, ha affermato che la carenza di lavoro dignitoso fra i lavoratori domestici “non può più essere tollerata”, aggiungendo che UN Women sosterrà il processo di ratifica e attuazione delle nuove norme dell’ILO.

“Abbiamo bisogno di norme efficaci e vincolanti per garantire l’accesso dei lavoratori domestici ad un lavoro dignitoso, di un quadro di riferimento chiaro che guidi i governi, i datori di lavoro e i lavoratori”, ha affermato Halimah Yacob, vice-Presidente dei lavoratori, rappresentante di Singapore. Secondo la Yacob, la responsabilità collettiva consiste nel garantire ai lavoratori domestici ciò di cui hanno maggiormente bisogno: il riconoscimento come lavoratori; e il rispetto e la dignità come essere umani.

Paul MacKay, vice-Presidente neozelandese dei datori di lavoro, ha dichiarato: “Siamo tutti d’accordo sull’importanza di affrontare il tema del lavoro domestico e di rispondere alle gravi preoccupazioni in materia di diritti umani. Tutti i datori di lavoro riconoscono che è possibile fare dei progressi, tanto per i lavoratori domestici quanto per le famiglie presso le quali lavorano”.

“Il dialogo sociale ha trovato la sua consacrazione qui oggi”, ha affermato il Presidente della Commissione, H.L. Cacdac, delegato del governo delle Filippine, a conclusione della discussione.

“Si tratta di un risultato veramente importante”, ha affermato Manuela Tomei, Direttore del Programma condizioni di lavoro e occupazione dell’ILO, definendo le nuove norme “solide, ma flessibili”. La Tomei ha aggiunto che le nuove norme affermano con chiarezza che “i lavoratori domestici non sono né dei servitori né dei membri della famiglia, ma semplicemente dei lavoratori. Da oggi in poi non potranno più essere considerati dei lavoratori di seconda classe”.

L’adozione delle nuove norme è il risultato della decisione, presa nel marzo 2008 dal Consiglio di amministrazione dell’ILO, di iscrivere nell’agenda della Conferenza l’elaborazione di un testo in materia di lavoro domestico. Nel 2010, la Conferenza ha tenuto la sua prima discussione e ha deciso di procedere con la stesura della Convenzione e della Raccomandazione che sono state adottate oggi.

 

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IMMIGRAZIONE
Ue: "Clandestini non punibili con carcere"
Maroni: "Rischio espulsioni impossibili"
La Corte di Giustizia del Lussemburgo considera la pena della reclusione per gli irregolari, introdotta nella normativa italiana con il pacchetto sicurezza del 2009, in contrasto con la direttiva comunitaria sui rimpatri "nel rispetto dei diritti fondamentali". L'organismo invita il giudice nazionale a disapplicare la legge. Il ministro: "Altri Paesi non sono stati censurati"

BRUXELLES - La Corte di Giustizia della Ue boccia la norma italiana che prevede il reato di clandestinità, introdotto nell'ordinamento italiano nel 2009 nell'ambito del "pacchetto sicurezza". Punendo la clandestinità con la reclusione, la norma è in contrasto con la direttiva europea sui rimpatri degli irregolari, spiegano i giudici europei, la cui più importante prerogativa è garantire che la legislazione Ue sia interpretata e applicata in modo uniforme in tutti i paesi dell'Unione. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si dice "insoddisfatto" della sentenza, perché "ci sono altri Paesi europei che prevedono il reato di clandestinità e non sono stati censurati. In seconda battuta, l'eliminazione del reato accoppiata a una direttiva europea sui rimpatri rischia di fatto di rendere impossibili le espulsioni". Oliviero Forti, responsabile nazionale immigrazione della Caritas, si aspetta invece "risposte adeguate da parte del governo italiano. E cioè, che venga recepita la direttiva dell'Unione europea sui rimpatri e sia rispettata la sentenza europea".

A porre in contrasto la legge italiana con la direttiva comunitaria, si legge in una nota diffusa dalla Corte di Giustizia del Lussemburgo, è la reclusione con cui l'Italia punisce "il cittadino di un paese terzo in soggiorno irregolare che non si sia conformato a un ordine di lasciare il territorio nazionale". Reclusione che compromette la realizzazione dell'obiettivo della direttiva Ue
"di instaurare una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali".

Compromette l'obiettivo della direttiva comunitaria, ad esempio, il caso di Hassen El Dridi, algerino condannato a fine 2010 a un anno di reclusione dal tribunale di Trento per non aver rispettato l'ordine di espulsione. Sentenza che El Dridi ha impugnato presso la Corte d'appello di Trento, da cui è partita la richiesta alla Corte di Giustizia di chiarire se la legge italiana sia in contrasto con la direttiva Ue sul rimpatrio dei cittadini irregolari di paesi terzi.

Secondo i giudici europei, "gli Stati membri non possono introdurre, al fine di ovviare all'insuccesso delle misure coercitive adottate per procedere all'allontanamento coattivo, una pena detentiva, come quella prevista dalla normativa nazionale in discussione, solo perché un cittadino di un paese terzo, dopo che gli è stato notificato un ordine di lasciare il territorio nazionale e il termine impartito con tale ordine è scaduto, permane in maniera irregolare su detto territorio".

In conseguenza della sentenza Ue, conclude la Corte del Lussemburgo, il giudice nazionale "dovrà quindi disapplicare ogni disposizione nazionale contraria alla direttiva - segnatamente, la disposizione che prevede la pena della reclusione da uno a quattro anni - e tenere conto del principio dell'applicazione retroattiva della pena più mite, che fa parte delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri".

In tema di rimpatri, quindi, la Corte riafferma come gli Stati membri non possano applicare regole più severe di quelle previste dalle procedure della direttiva Ue. Una procedura graduale, divisa in più fasi. La prima consiste nell'adozione di una "decisione di rimpatrio", nell'ambito di tale fase va accordata priorità, spiega ancora la Corte, "a una possibile partenza volontaria, per la quale all'interessato è di regola impartito un termine compreso tra sette e trenta giorni". Nel caso in cui la partenza volontaria non sia avvenuta entro il termine stabilito, "la direttiva impone allo Stato membro di procedere all'allontanamento coattivo, prendendo le misure meno coercitive possibili". Lo Stato può procedere al fermo soltanto "qualora l'allontanamento rischi di essere compromesso dal comportamento dell'interessato". Il trattenimento deve avere "durata quanto più breve possibile", essere "riesaminato a intervalli ragionevoli", deve cessare "appena risulti che non esiste più una prospettiva ragionevole di allontanamento" e la sua durata "non può oltrepassare i 18 mesi". Inoltre, ricorda la Corte di Giustizia, "gli interessati devono essere collocati in un centro apposito e, in ogni caso, separati dai detenuti di diritto comune".

Nel giugno dello scorso anno, la Corte Costituzionale italiana si era invece espressa sull'illegittimità della clandestinità come "aggravante", introdotta nel 2008 col primo "pacchetto sicurezza" del governo e determinante un aumento di pena fino a un terzo. La Corte Costituzionale aveva considerato "discriminatoria" l'aggravante della clandestinità e in contrasto con il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione. La Consulta aveva invece dato un sostanziale via libera al reato di clandestinità, punito con l'ammenda da 5 mila a 10 mila euro.

Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, parla di una sentenza "destabilizzante", che "cancella, in fatto e in diritto, il concetto di confine", una "scellerata visione giuridica e culturale dalle ricadute gravissime". "Innanzi tutto - spiega Zaia -, ricordo le centinaia di miglia di persone che si stanno muovendo ai nostri confini. Ma, ancora, ricordo che politicamente si cancella una legge votata da un Parlamento sovrano di uno stato fondatore dell'Ue. Culturalmente si vuole minare l'identità di una nazione e, dunque, della nostra stessa esistenza come popolo".

Per Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, "sbaglia l'Europa e non l'Italia" e "di fronte ai problemi che l'attualità ci propone, più che le leggi italiane in materia di immigrazione dovrebbero essere riviste le direttive europee". "L'Italia deve mantenere una linea chiara - aggiunge -. Certe sentenze sono un incoraggiamento per i clandestini e l'Italia dovrà far sentire chiara e forte la sua voce a tutti i livelli europei e internazionali".

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, osserva come la sentenza Ue "non cancelli il reato di clandestinità, ma la pena di reclusione", per questo "è ancora più urgente un decreto legge del governo che metta in ordine i meccanismi legati all'immigrazione extracomunitaria e neocomunitaria". "Abbiamo necessità - sostiene Alemanno, che sottolinea di aver parlato della vicenda con il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano - di avere uno strumento forte per regolare i flussi per accogliere coloro che vengono a lavorare e a convivere nella nostra città e poter espellere chi commette reati".

Nell'opposizione, il primo a commentare la bocciatura comunitaria della legge italiana è Antonio Di Pietro. "E' ormai provato - afferma il leader di Idv - che siamo di fronte a una dittatura strisciante in cui vengono presi provvedimenti contro la Carta dei diritti dell'uomo, si dichiara guerra senza passare per il Parlamento e si occupano le istituzioni per fini personali. E' gravissimo che questa maggioranza, asservita al padrone, continui a fare leggi incostituzionali e contro i diritti fondamentali delle persone. Siamo alla vigilia di un nuovo Stato fascista che va fermato e l'occasione saranno le amministrative e i referendum del 12 e 13 giugno".

Laconico il commento di Rosy Bindi. "Sull'immigrazione le figuracce del governo italiano non finiscono mai - dice la presidente dei democratici -. La Corte di Giustizia europea mette a nudo le violazioni dei diritti umani, l'approssimazione e i ritardi di norme approvate solo per fare propaganda, dimostrando un'efficacia che alla prova dei fatti pari a zero. Del resto, cosa aspettarsi da un governo prigioniero delle parole d'ordine della Lega e incapace di affrontare con serietà e giustizia il fenomeno globale e inedito dell'immigrazione".

Il leader Udc Pier Ferdinando Casini: "A questo punto aspetto solo che Berlusconi ci spieghi che i giudici europei sono comunisti. Questa presa di posizione del premier finora non è ancora arrivata, ma l'aspettiamo entro sera perché evidentemente non c'è altro modo per giustificare i pasticci che fanno se non trovando dei nemici riconducibili o al terzo polo o ai comunisti". Entrando nel merito della sentenza, Casini sottolinea che "è stato bocciato il reato di immigrazione clandestina, come noi chiaramente avevamo detto. Il governo, essendo in stato confusionale, fa provvedimenti per compiacere, demagogia che puntualmente non riesce a trovare verifica" perché le norme "vengono bocciate nelle varie sedi". Questo, conclude Casini, "è indicativo di come si sta procedendo. Così non si può andare avanti".

Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, considera un "sollievo" il "no" della Corte Ue alla reclusione per i clandestini prevista della legge italiana. La conferma di "quanto fossero a suo tempo fondate le obiezioni da parte dell'opposizione alla normativa del governo imposta dalla Lega". Un pronunciamento che "deve far riflettere chi, anche in queste ore, affronta un tema così importante per il nostro futuro come l'integrazione in termini esclusivamente elettorali e demagocici".

Per Benedetto Della Vedova, capogruppo di Fli alla Camera, la bocciatura "non è, come molti vorranno fare apparire, una sentenza buonista. A essere stata bocciata è una norma demagogica e inefficiente, che aggrava l'arretrato giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza migliorare e al contrario intralciando le procedure di espulsione e rimpatrio degli immigrati irregolari".

Il capogruppo del Pd al Parlamento europeo, David Sassoli, considera la sentenza "una debacle in piena regola". "Avendo puntato tutto sul pugno di ferro - spiega Sassoli - e cercando di negare ipocritamente il fenomeno dell' immigrazione, da oggi l'Italia è ancora più nuda e sola. Ancora una volta l'Europa, in presenza di scelte demagogiche, è costretta a intervenire per ribadire i principi di solidarietà e di difesa dei diritti delle persone. Il governo adesso dica cosa intende fare degli oltre tremila cittadini extracomunitari detenuti illegalmente e che hanno ingolfato la macchina della Giustizia".

 

 

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E posibbile scaricare Opuscolo in lingua russa - Opuscolo Donna Imigrata (RU) word

 

 

 

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E possibile scaricare il opuscolo in italiano - Opusco(IT) pdf2 o in Ucraino Ouscolo(UA) word

 

 

 

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ШЛЯХ ІНТЕГРАЦІЇ ЖІНОК – ІММІГРАНТОК В МІСТІ РИМІ.

Відразу після того, як мене було обрано додатковим радником країн Європейського континенту Міської ради міста Риму, я пообіцяла займатись здійсненням ініціатив, що стосуються працюючих жінок - іммігранток, які живуть в нашому місті. Як ви знаєте, я така ж жінка – іммігрантка, як і ви, і тому я бажаю вам ніколи не втрачати терпіння та оптимізм, які нас підштовхнули залишити наших рідних і нашу Батьківщину, щоб побудувати краще майбутнє для наших дітей та сімей.

Над складанням та перекладом довідника «Кольори громадянства» працювали Комісія Обраних жінок Міської ради міста Риму, Інтернаціональний Центр жінок та Центральна Координаційна рада українських організацій в Італії.
Видання дає нам, іммігрантам, можливість мати інформацію, роз’яснення законів Італії та адреси необхідних інституцій та офісів.
На мій погляд, для нас, іммігрантів, важливо, щоб процеси інтеграції супроводжувались точними, ясними і різноманітними джерелами.

Дійсно, інформація та знання є головними для того, щоб орієнтуватись і організовувати наше повсякденне життя в новому середовищі, що для нас означає "побудувати нове життя", відчуваючи при цьому суперечливі почуття та емоції, викликані новим світом, який треба зрозуміти, і тим, який ми залишили у своїй країні.
Для кожного іноземця є важливим створити нову мережу стосунків, нових колег, вивчити правила нового суспільства, нові звичаї та традиції, але ми добре знаємо, що отримати приписку в новому Місті, посвідчення особистості, тобто внутрішній італійський паспорт, в новій Країні - це все одно, що наново народитися.

Але я також вважаю, що на нашому міграційному шляху найважливішим є зберегти нашу культурну ідентичність, тому важливо не забувати своє коріння, свої традиції. Саме це робить нас сильнішими і мудрішими та дає нам сили, щоб пройти шлях інтеграції в суспільство, яке деколи повністю відрізняється від того, з якого ми походимо.

Довідник «Кольори громадянства» - це величезна допомога всім іммігрантім, тому що дає чіткі відповіді на ті запитання, які кожний з нас ставить собі, йдучи міграційним шляхом, відповідно з законами італійської держави. Крім того, ця книга роз’яснює всі статті Конституції Італії, які стосуються імміграції та останній закон з імміграції 2009 року, які я сподіваюся допоможуть вам в здійсненні всіх ваших мрій в новому суспільстві!

Тетяна Кузик
Додатковий радник країн
Європейського континенту
Міської ради міста Риму
Тел: 3397584432
E - mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

ДОРОГА ИНТЕГРАЦИИ ЖЕНЩИН – ИММИГРАНТОК В ГОРОДЕ РИМЕ.

Сразу после того, как меня было избрано Иностранным советником стран Восточной Европы Городского Совета города Рима, я пообещала заниматься осуществлением инициатив для работающих женщин – иммигранток, которые живут в нашем городе. Как вы знаете, я такая же женщина - иммигрантка, как и вы, и поэтому, я желаю вам никогда не терять терпение и оптимизм, которые подтолкнули нас оставить наших родных и нашу Родину, чтобы построить лучшее будущее для наших детей и семей.
Над составлением и переводом брошюры «Женшина – иммигрантка: проблемы и стратегии развития» работали уполномоченная Мера по вопросам равных возможностей Лавиния Меннуни и Интернациональный Центр услуг города Рима. Издание дает нам, иммигрантам, возможность получать информацию , объяснение законов Италии и адреса необходимых управлений и офисов. С моей точки зрения, для нас, иммигрантов, важно, чтобы процессы интеграции сопровождались точными, ясными и разнообразными источниками.
Действительно, информация и знания являются основополагающими для того, чтобы ориентироваться и организовывать нашу повседневную жизнь в новой среде, что для нас означает «построить новую жизнь», переживая при этом противоречивые чувства и эмоции, вызванные новым миром, который нужно понять, и тем, который мы оставили в своей стране.Для каждого иностранца важно создать новую сеть отношений новых коллег, изучить правила нового общества, новые привычки и традиции, но мы хорошо знаем , что получить прописку в новом Городе, удостоверение личности, то есть внутренний итальянский паспорт в новой Стране – все равно, что заново родиться.
Но я также считаю, что на нашем миграционном пути самым важным является сохранить нашу культурную идентичность, поэтому так важно не забывать свои корни, свои традиции. Именно это делает нас более сильными и мудрыми и дает нам силы, чтобы пройти путь интеграции в общество, которое часто полностью отличается от того, из которого мы происходим.
Книга является действенной помощью всем иммигрантам, потому что предлагает четкие ответы на те вопросы, которые каждый из нас задает себе, проходя миграционный путь в соответствии с законами итальянского государства. Кроме того, брошюры «Женшина – иммигрантка: проблемы и стратегии развития» разъясняет последний Закон по иммиграции 2009 года, который, я надеюсь, поможет вам в реализации всех ваших мечтаний в новом обществе!


Иностранный советник стран Восточной Европы
Городского Совета города Рима Татьяна Кузык
Tel.: 3397584432, Е - mail : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.


Intervento della Consigliera Aggiunta per il Continente Europeo
On.Tetyana Kuzyk.


Appena eletta Consigliera Aggiunta per il Continente Europa dell’Est della Roma Capitale ho promesso ai miei elettori che mi impegnerò nella realizzazione di iniziative riguardanti le donne immigrate lavoratrici che vivono nella nostra città. Da donna immigrata sapete che sono come voi e quindi vi auguro di non perdere mai la forza che ci ha spinte a lasciare i nostri affetti e le nostre Patrie per costruirci un futuro migliore.

Mi trovo a scrivere queste poche righe, per questi preziosi opuscoli, perché questo lavoro promosso dalla Delegata alle Politiche alle Pari Opportunità On.Mennuni e dalla Presidente Della Comissione delle Elette On.Cirinà, Casa Internazionale delle donne e Centro Multiservi Internazionale a noi immigrati offrono la possibilità di avere dei riferimenti precisi sulle amministrazioni e gli uffici dove rivolgersi. Dal mio punto di vista i processi di integrazione di noi immigrati vanno accompagnati e promossi da fonti di informazioni certe, chiare e diversificate.

Infatti, l’informazione e la conoscenza sono fondamentali per orientarci e organizzarci una vita quotidiana in un contesto nuovo, che per noi è “ricostruirsi una vita” mentre agiscono dentro di noi sensazioni ed emozioni contrastanti dovute al nuovo mondo da comprendere e da ciò che si è lasciato nel proprio Paese.

Farsi una nuova rete di rapporti, nuovi colleghi, imparare le regole della società, le nuove abitudini è importante, ma lo sappiamo bene che simbolicamente e psicologicamente essere in possesso della residenza, della carta d’identità è come rinascere in un altro Paese.
Ma credo, altresì, che nel nostro percorso migratorio la cosa più importante sia conservare la nostra identità culturale, perché nutrire le proprie radici ci rende più forti e consapevoli per affrontare il percorso di integrazione in una società che spesso è totalmente diversa da quella da cui proveniamo.

Sono orgogliosa di aver contribuito alla realizzazione della stampa e la traduzione in lingue di origine dei opuscoli che è un valido aiuto perché ci offrono un quadro globale ma nello stesso tempo specifico, che risponde con chiarezza alle tante domande che ognuno di noi si pone quando vuole costruirsi un percorso migratorio in regola con le leggi dello Stato italiano. Inoltre, i dossier “la donna immigrata a Roma” e “Colori della cittadinanza” ci offrono delle indicazioni operative su cui concordo e che spero al più presto vedano una loro realizzazione.

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Scarica guide, opuscoli e manuali

dl-iconIn questa categoria trovi tutte le guide,opuscoli e manuali  riguardanti la vita degli stranieri in Italia.

Ringraziamento speciale a:

AgenziaTuUnicredit

Ringraziamo Agezia Tu Unicredit per supporto dello sviluppo di guida "NOI DELL'EUROPA DELL'EST" che potete scaricare o consultare nella categoria "Continente Europa".

Ringraziamo anche:

logo uiaRingraziamo Ukraine International Airlines per supporto dello sviluppo di guida "GUIDA PER LA COMUNITA' UCRAINA IN ITALIA" che potete scaricare o consultare nella categoria "Continente Europa - Ucraina".
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